Per la genetista la traccia di Dna non prova l'aggressione e "assume rilievo la presenza di un altro profilo maschile Y non attribuito sul dito della vittima". Per gli avvocati del 37enne nei soliloqui in auto l'indagato si metteva "nei panni di Stasi"
Il Dna parziale trovato sulle unghie di Chiara Poggi e riconducibile alla linea paterna di Andrea Sempio non è una prova dell'aggressione e dell'omicidio della 26enne uccisa il 13 agosto del 2007. Non solo: la scarpa che ha lasciato l'impronta insanguinata nella villetta di via Pascoli dopo il delitto, era troppo piccola per contenere il piede di Sempio. Le perizie di parte depositate dalla difesa dell'indagato per l'omicidio aggravato della 26enne, ribaltano la 'verità' della Procura sul caso Garlasco emerge la presenza del Dna di un altro uomo su un dito della vittima apre un giallo nel giallo del caso di Garlasco. Sono queste le conclusioni a cui è arrivata la genetista Marina Baldi, consulente di parte di Sempio nell'inchiesta che lo vede come unico indagato per l'omicidio aggravato della ragazza.
I dubbi sul Dna Per quanto riguarda la traccia di Dna, secondo le conclusioni di Marina Baldi, specialista in genetica medica, l'aplotipo Y che la perizia riconduce alla linea maschile di Andrea Sempio, "non può essere considerato, allo stato, prova di un contatto aggressivo diretto". La genetista esclude che la vittima si sia difesa e che dunque sotto le unghie della ventiseienne possa esserci il Dna di Sempio. L'elemento appare "tecnicamente debole poiché non si tratterebbe di profili pieni e singoli, ma di profili misti, incompleti e non pienamente consolidati"; quindi il dato "non ha valore individualizzante".











