Una frase estrapolata dalle 31 pagine di trascrizioni, in cui laAlbani è partita dalle gravi criticità nella perizia del professor Francesco De Stefano, che confrontò quei profili con il Dna di Alberto Stasi per poi sostenere che fossero degradati, allorché le analisi esclusero il condannato. «Per poter considerare un risultato, diciamo, forte, consolidato, quelle che sono le linee guida attuali, ma già da un po’ di anni, sono quelle chiaramente di eseguire più, almeno due, sessioni di analisi a pari condizioni, in modo tale che si possa avere una lettura che sia sovrapponibile», ha spiegato la Albani. «In questo caso, purtroppo, non abbiamo due sessioni analitiche che siano state eseguite nelle medesime condizioni, perché una sappiamo essere stata eseguita con 5 microlitri e l’altra con un volume residuo», addirittura inferiore a 2. Perciò non si può tecnicamente sostenere che «il risultato è consolidato».
Garlasco, il Dna sulle unghie di Chiara: ecco perché la genetista punta alla famiglia Sempio
Il Dna sulle unghie di Chiara Poggi, che per l’accusa appartiene ad Andrea Sempio, non solo è attribuibile, ma svelerà la linea pa...






