Souleymane Sako racconta a Fanpage.it il dolore per l’uccisione del fratello Bakari, emigrato dal Mali per lavorare in Italia e ucciso nel centro di Taranto lo scorso 9 maggio: “Ci sono persone buone e persone cattive in tutto il mondo, il male non è solo a Taranto”.

Bakari Sako, ucciso a 35 anni a Taranto

"Racconterò ai figli di Bakari tutta la verità, non devono scoprirla da soli". A parlare con Fanpage.it è Souleymane Sako, il fratello del 35enne ucciso a Taranto da un gruppo di giovani in appena 4 minuti. Bakari era arrivato dal Mali in Italia pochi anni prima per lavorare come bracciante e poter offrire un futuro migliore ai suoi figli. Scappava da un paese dove imperversa la guerra civile, ma qui, denuncia il fratello, "è stato ucciso come un animale".

Souleymane, come ha saputo della morte di Bakari? È stato la mattina successiva. Verso le 12 stavo camminando per Pamplona (In Spagna, ndr) perché era il mio giorno libero. Caterina [Contegiacomo, attivista di Mediterranea n.d.r.] mi ha chiamato. Io ero felice di sentirla, il tono di lei invece era triste. Alla fine ho capito che qualcosa non andava, non ha parlato più e ha passato il telefono al mio amico Djibril. Quando me l'ha detto, non potevo crederci, gli ho chiuso il telefono in faccia e ho chiamato di nuovo Caterina.