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Cesare Bechis

«Non sappiamo se si tratti di razzismo, ma sappiamo quanto è difficile per noi stranieri vivere in una città piena di bianchi. Taranto ci è stata vicina, le persone buone ci sono». Per l'omicidio del bracciante maliano a Taranto sono stati arrestati sei ragazzi, tra cui quattro minorenni

Si sono svolti due giorni fa, con rito musulmano e in forma strettamente privata, i funerali di Bakari Sako, il 35enne bracciante maliano ucciso sabato 9 maggio da una gang di quattro minorenni e due maggiorenni nella città vecchia di Taranto. Il fratello Souleymane, poco meno di 30 anni, a Taranto già dal 2014 al 2023 prima di trasferirsi in Spagna, e lo zio Abdoulai, giunti in città appena appresa la tragica notizia, stanno ora predisponendo il rientro in Mali della salma. L’autopsia ha confermato che a uccidere Bakari sono state le coltellate inferte da uno dei due sedicenni indagati insieme con altri due minorenni e due maggiorenni. Prezioso nell’espletamento delle pratiche per il rimpatrio della salma il contributo della volontaria Caterina Contegiacomo, attivista della Mediterranea Saving Humans, sempre al loro fianco.

Souleymane, come si spiega la morte di suo fratello?«Per noi questa morte è inaccettabile. Io, mio zio, tutti noi, non riusciamo a darci una spiegazione di quanto accaduto».