La settimana dei mercati era iniziata bene con la notizia che i colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran “stavano procedendo bene” sulla base di un memorandum che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz per 60 giorni. Ancora una volta, la comunità degli investitori internazionali aveva dato fiducia a Trump. Ma poi gli Stati Uniti hanno continuato a bombardare l’Iran costringendo il Segretario di stato americano, Marco Rubio, a dire che occorrono ancora alcuni giorni per definire il testo dell’accordo anche se ha aggiunto: “Lo Stretto di Hormuz sarà riaperto, in un modo o nell’altro”. Dall’altra parte, il governo di Teheran dice che non firmerà alcun accordo con gli Stati Uniti e che “nessuno può affermare che siamo vicini a raggiungere un accordo finché non ci sarà chiarezza sul programma nucleare”. Di conseguenza, il prezzo del petrolio, che era sceso a 90 dollari, è tornato a ridosso della soglia di 100 dollari e le borse europee hanno chiuso quasi tutte in rosso. Emblematico il commento di Swissquote: “Continuiamo a girare in tondo. E’ frustrante perché i funzionari statunitensi stanno giocando con i mercati come un gatto col topo, e gli investitori possono fare ben poco al riguardo”. Nonostante questo tira e molla, ieri Wall Street ha mantenuto l’ottimismo grazie alla spinta di gruppi tecnologici come Micron, che ha raggiunto la capitalizzazione di mille miliardi di dollari. Per il resto, al terzo mese di conflitto, i mercati si preparano a un periodo prolungato di offerta di petrolio limitata mentre le scorte continuano a diminuire alimentando i timori di inflazione e decrescita in tutto il mondo. Se non fosse per il boom dei titoli legati all’intelligenza artificiale, che in questi giorni stanno sostenendo anche le borse asiatiche, l’impatto della guerra in Iran sarebbe anche peggiore. E’ in questo contesto che sta tornando la diffidenza degli investitori nei confronti del debito pubblico, come dimostrano i recenti aumenti dei rendimenti a partire proprio dagli Stati Uniti. Insomma, la guerra in Iran porta con sé una tassa globale.