2' di letturaLa sconfitta a Venezia ha aperto la seduta di autocoscienza del Campo Largo. Parlano di tutto, ma non hanno messo a fuoco il problema, perché è il dettaglio locale che diventa caso nazionale: l’errore di posizionamento.La coalizione che sosteneva Andrea Martella ha proposto una narrativa culturale e identitaria priva di prospettiva economica credibile, mentre l’elettorato veneziano – storicamente orientato alla logica di sistema, al commercio e all’affidabilità – ha premiato il pragmatismo percepito del centrodestra con Venturini.I tentativi di trasformare i tromboni della Fenice e il dadaismo della Biennale in casi simbolici di cattiva gestione non hanno fatto breccia, in laguna è rimasta la lacuna: la mancanza nel centro sinistra di una rotta di sviluppo, e la frammentazione interna della coalizione che ora è plateale (scarico di responsabilità, messaggi confusi, ricerca di voti di nicchia, fino al surreale arruolamento delle truppe bengalesi) che ha rafforzato l’idea di un’utopia incoerente, in contrasto con l’identità mercantile e globale della città; il risultato segnala che a Venezia – qui metafora del mercato e delle rotte del commercio comandano portafoglio e affidabilità, e che qualsiasi progetto politico privo di un piano economico operativo e allineato con la sua storia sistemica è destinato a perdere. Venezia resta nell’immaginario una potenza marittima, mercantile, globalizzata per secoli; è la memoria storica che orienta ancora oggi le scelte di imprese e famiglie. Il Veneto non è Venezia, ma senza l’epica della Serenissima non c’è storia. Il Veneto resta una fabbrica del Pil italiano, la sua bandiera è quella del leone di San Marco.A sinistra cercano di scaricare su Andrea Martella la debolezza della loro proposta, ma il problema è di coalizione, non di un singolo. Non c’era un programma politico in Laguna, la stessa assenza che allunga l’ombra sul progetto nazionale (e internazionale) del Campo Largo. C’è una lezione per il centrodestra? Sì, Venturini ha vinto presentandosi come una forza tranquilla, è sindaco perché esprime continuità con la giunta uscente e ha “idea di sviluppo” ancora da definire, ma giudicata più pragmatica dell’utopia delle sinistre. Gli italiani cercano affidabilità, pensare di far leva sulle baruffe culturali per sostituire l’economia è stato un buco nell’acqua (alta). I veneziani sono elettori “navigatori” e alla fine non hanno individuato la rotta del centrosinistra.Meglio un porto sicuro sul Canal Grande che un naufragio nel Golfo del Bengala.