Alla Biennale di Coimbra le proposte di architetti e urbanisti anarchici del Novecento sono in dialogo con opere e progetti che indagano le forme dell’abitare contemporaneo. E forse non è un caso che sia quello il tema visto che Coimbra ospita una delle università più antiche d’Europa, e l’unica (sempre in Europa) ad avere più di 20 Repúblicas, progetti abitativi autogestiti che offrono vitto e alloggio a studenti svantaggiati, luoghi in cui il mutuo supporto e la solidarietà è pratica quotidiana.
LA SEDE PRINCIPALE di Anozero’26. To hold, to give, to receive è l’affascinante Monastero di Santa Clara-a-Nova. Progettato alla fine del Seicento, utilizzato come complesso monastico fino ai primi del ‘900, per poi servire come caserma militare per quasi un secolo, dal 2015 è adibito a spazio espositivo. Le altre sedi espositive, circa una decina, sono disseminate tra diversi musei e il giardino botanico, tutti visitabili gratuitamente fino al 5 luglio, oltre al vivace programma pubblico curato da Carlos Antunes, cofondatore e direttore di Anozero, e dal suo appassionato team.
AL CIRCULO SEREIA è esposta Just in Case #2 di Taysir Batniji (https://ilmanifesto.it/taysir-batniji-memorie-di-gaza), serie di circa 250 fotografie di chiavi, ispirate alle testimonianze di palestinesi sfollati durante il genocidio a Gaza, accompagnate dai nomi dei loro proprietari, dei luoghi e dalle date delle perdite. La videoinstallazione di Forensic Architecture, ricostruisce, attraverso l’analisi spaziale e testimoniale, la detenzione e gli abusi subiti dai civili, mostrando come i meccanismi presentati come protezione umanitaria operino invece come strumenti di coercizione e controllo. Il poetico slideshow Stendhal Syndrome di Nan Goldin è invece presentato nella Sala do Cidad, in cui intreccia immagini personali con opere d’arte antiche, creando una lirica riflessione sull’intimità, la memoria e la storia dell’arte.








