La storia la scrivono gli esseri umani, ma in un ambiente costruito che non si sono scelti. In teoria avremmo il potere di cambiare ciò che ereditiamo, ma di solito non prestiamo grande attenzione a ciò che ci circonda, a volte non ci facciamo nemmeno caso. Questo era il punto di Walter Benjamin quando osservava che l’umanità non smette mai di costruire ma sperimenta l’architettura sempre in uno stato di distrazione. La vediamo e non la vediamo – e probabilmente oggi vediamo ancora meno, intenti come siamo a fissare i nostri schermi invece di alzare lo sguardo sugli edifici. È un po’ il discorso che si fa con la musica di sottofondo. Ma la musica non ci accompagna sempre; le strutture costruite, invece, sono quasi sempre intorno a noi.
La promessa della democrazia è realizzare libertà ed eguaglianza; tuttavia, spesso sperimentiamo l’ambiente costruito in uno stato di non libertà e di diseguaglianza: la maggior parte di noi non avrà mai i mezzi per trasformarlo (se si eccettuano, quando ci va bene, la nostra casa o il nostro appartamento). Ci mancano le risorse e spesso anche l’autorità. Alcuni invece possono farlo, e nelle democrazie costoro devono operare entro i limiti di leggi animate da una finalità collettiva (come l’edilizia abitativa accessibile a tutti i cittadini).








