«Un’imperdonabile leggerezza politica». Così ieri Andrea Delmastro ha definito in commissione parlamentare Antimafia la sua partecipazione alla società «Le cinque forchette Srl», di cui faceva parte anche Miriam, figlia di Mauro Caroccia, condannato per intestazione fittizia e riciclaggio per conto del clan dei Senese. L’ex sottosegretario alla Giustizia vi era entrato alla fine del 2024 come socio fondatore. Poi a novembre 2025 ne era uscito, trasferendo le sue quote in un’altra società di sua proprietà, la G&G Srl, che ha poi lasciato lo scorso marzo, dopo la condanna definitiva in Cassazione per Caroccia.

In audizione, Delmastro ha spiegato di essere arrivato «per caso» nel ristorante di Caroccia sulla Tuscolana, «Da Baffo», dove è avvenuto l’incontro che avrebbe poi portato all’avvio dell’attività con la figlia Miriam e alla conseguente apertura del ristorante «Bisteccheria d’Italia». «Non è reato fare affari con una persona incensurata», ha affermato, sostenendo di non sapere chi fosse il padre della ragazza e che se fosse stato avvertito sarebbe subito uscito dalla Srl. «Se avessi voluto coltivare un disegno criminoso avrei usato quantomeno un prestanome», ha detto in sua difesa.