Le condizioni di Gianluigi Piaccia, 35 anni, restano disperate dopo l'esplosione della bombola di Co2Fano, 26 maggio 2026 – “Era una persona solare. Gli piaceva ridere, scherzare, prendere in giro gli altri bonariamente e anche prendersi in giro da solo. Era uno di quelli che tengono viva la tavola della domenica, sempre con la battuta pronta”. A parlare è la sorella di Gianluigi Piaccia, 35 anni, Denise, più grande di lui di appena diciotto mesi. Gianluigi in queste ore resta al centro di un dolore familiare enorme, il dolore che è anche di una città che si è stretta attorno a lui dopo il gravissimo incidente avvenuto venerdì scorso alla Tecno Collaudi di Bellocchi, quando l’esplosione di una bombola di Co2 l’ha tragicamente ferito. Probabilmente, a causa di un errore nel passaggio di informazioni tra autorità sanitarie e giudiziarie, lunedì era stata diffusa la prematura notizia del decesso del giovane fanese. Ma benché le sue lesioni cerebrali siano gravissime e pressoché irreversibili, la morte non può essere formalmente dichiarata. Ed è una speranza a cui la sua famiglia si aggrappa con tutte le forze.
La famiglia aggrappata a una speranza
Denise racconta Gianluigi com’era prima che tutto precipitasse: “Estremamente buono, sempre pronto ad aiutare, pieno di vita. Faceva un sacco di attività: andava a fare scarpinate, snowboard, roller. Ha giocato a calcio per una vita, ultimamente aveva iniziato tennis e beach volley con la fidanzata. Era dinamico, sempre attivo”. Sono stati giorni sospesi, durissimi, vissuti ognuno a modo proprio. “Mamma si è aggrappata alla speranza – racconta Denise –. Io ho capito quasi subito che il quadro era devastante. I medici ci hanno detto fin dall’inizio che avrebbero tentato l’impossibile, anche perché Gianluigi era giovane, in forma, senza patologie”.







