"Fratello mio, sei parte di me". È stata la voce di Denise, la sorella, ad aprire dall’ambone il tempo più difficile: quello delle parole. Parole cercate dentro un dolore ancora troppo grande, davanti a una chiesa che ascoltava in silenzio. "Pensavo che avremmo avuto una vita insieme. Invece mi è fuggita in un soffio". E ancora: "Immaginavo che saremmo invecchiati insieme".

Ieri mattina Torrette ha salutato per l’ultima volta Gianluigi Piaccia, il 35enne morto dopo il gravissimo incidente sul lavoro avvenuto alla Tecno Collaudi di Bellocchi. La chiesa di San Paolo Apostolo era gremita ben oltre la sua capienza. Tanti sono rimasti in piedi per tutta la funzione, altri hanno seguito la celebrazione dall’esterno, uniti dallo stesso bisogno di esserci. C’erano colleghi e amici di sempre, volti conosciuti di Torrette e di Fano, persone arrivate anche solo per una carezza, una stretta di mano, un abbraccio ai familiari. Nessuno voleva mancare a quell’ultimo saluto, perché davanti a una morte così giovane le parole sembrano sempre poche, ma la presenza diventa tutto. Bastava osservare la bara per capire quanto fosse grande la rete di affetti costruita da Gianluigi. Il legno chiaro era quasi nascosto da un mare di fiori colorati. Sopra, la fotografia che lo ritraeva sorridente. Ai lati, due sciarpe dell’Inter, la squadra del cuore che lo ha accompagnato anche nell’ultimo viaggio. Intorno, composizioni floreali arrivate da ogni ambiente che frequentava: amici, colleghi, sportivi, conoscenti. Un colpo d’occhio che raccontava meglio di qualsiasi discorso quanto fosse voluto bene. Tra i banchi si mescolavano generazioni diverse, ma a colpire era soprattutto la presenza di tantissimi giovani. Ragazzi e ragazze arrivati per salutare un amico, un compagno di serate, una persona con cui condividere passioni, sport, momenti di vita quotidiana. Molti avevano gli occhi arrossati. Altri nascondevano il dolore dietro occhiali scuri. Qualcuno abbassava lo sguardo, qualcuno cercava conforto in una mano appoggiata sulla spalla. In tanti si sono stretti attorno alla famiglia in un lungo abbraccio collettivo fatto di presenza, silenzio e vicinanza.