«Principe mio. Non so come sia successo tutto questo. Avevo già dovuto salutare mio fratello Simone per lo stesso motivo e ora sto scrivendo queste parole anche all’amore della mia vita. Mi avevi promesso dei figli e una macchina così tanto potente da fare invidia ai piloti della formula uno. Come faccio senza di te al mio fianco? Eri il mio salvagente e io il tuo». Ieri, 22 agosto, nella chiesa di Trebaseleghe (Padova) in mille hanno dato l’addio a Martin Pattaro, ascoltando in silenzio le parole della sua fidanzatina. Il 19 agosto, il quindicenne in bicicletta era uscito di casa con un amico e insieme avevano pedalato fino a Camposampiero. Stavano facendo ritorno a casa quando - al termine della pista ciclabile Ostiglia, proprio all’imbocco delle strisce pedonali - il giovane è stato investito da una Ford. Guidata da un trentunenne di Piombino Dese, l’auto l’aveva colpito in pieno, sbalzando il corpo del ragazzo metri più avanti e facendo finire la sua mountain bike nel fossato che costeggiava la strada.