Il giorno del dolore e dell’addio. Una città in angosciosa per l’ultimo saluto a Martina Carbonaro, 14 anni, uccisa a colpi di pietra dall’ex fidanzato Alessio Tucci in quella stanza dell’orrore, l’ex casa del custode del campo sportivo “ Moccia”. Un barbaro «femminicidio» commesso nel corso del fatale «ultimo incontro», durante il quale la ragazzina non solo ha ribadito la volontà di troncare il fidanzamento, ma anche respinto l’abbraccio di Alessio Tucci. Un orrore che resta nell’anima e che non hanno sopito nemmeno i palloncini bianchi, il volto di Martina sorridente stampato su centinaia di magliette, gli slanci di affetto per i genitori. Smarrimento che ha colto in pieno il cardinale don Mimmo Battaglia, che ha celebrato il rito funebre.

Nella lunga omelia, una vera catechesi per genitori, figli, preti e istituzioni. Gli sguardi rivolti alla bara bianca, sormontata da un cuscino di rose bianche, inviate da Giorgia Meloni a nome del Consiglio dei ministri. Don Mimmo Battaglia non è riuscito a trattenere le lacrime nel corso dell’omelia: «Martina ora è nel grembo di Dio. Il suo sangue grida giustizia, verità, cambiamento che non possiamo più rinviare. La sua morte non cada nel vuoto. Che la sua bellezza diventi seme. Che la memoria sia impegno». Parole forti, interrotte da un lungo applauso. Poi il cardinale ha aggiunto: «A te, Martina, oggi consegniamo il nostro amore, un amore che non muore, come non muori tu che nel Dio d’amore continui a vivere con noi. Nel tuo nome - e nel nome di troppe, infinite donne - giuriamo di non tacere più. Mai più silenzio complice. Mai più indifferenza. A te, ai tuoi genitori, ai tuoi amici, al tuo sorriso spezzato, promettiamo un’altra storia. Un mondo dove nessuna ragazza debba più aver paura di amare. Dove dire «basta» non sia una condanna, ma un diritto. Dove essere donna sia una festa, non una minaccia. Un mondo dove ogni adolescente - maschio o femmina - impari che amare è donarsi. Non possedere. Non ferire. Non uccidere. Un mondo dove la libertà non spaventi, ma educhi. Dove il cuore sia formato, non deformato. Dove la forza sia tenerezza, dove la vita abbia finalmente l’ultima parola, dove l’amore, quello vero, sia più forte di ogni violenza».