Sarà l’autopsia, prevista per oggi, a cercare di chiarire che cosa abbia ucciso Gianluigi Piaccia dopo la devastante esplosione avvenuta venerdì alla Tecno Collaudi di Bellocchi. L’ipotesi su cui si concentrano gli inquirenti è quella dell’omicidio colposo dopo la morte del 35enne fanese, deceduto all’ospedale regionale di Torrette dove era ricoverato in condizioni disperate per il gravissimo trauma cranico riportato nello scoppio. La tragedia ha scosso profondamente Fano e soprattutto il quartiere Tombaccia, dove Gianluigi viveva con la famiglia. Sui social si moltiplicano messaggi di dolore. Anche il sindaco Luca Serfilippi ha affidato a Facebook il suo cordoglio: "Purtroppo Gianluigi non ce l’ha fatta, aveva 35 anni. La sua morte è una tragedia che ferisce profondamente Fano e richiama tutti a una responsabilità comune: non si può morire sul lavoro. Alla sua famiglia, agli amici e ai colleghi va la vicinanza sincera della città".
Attorno alla famiglia si è stretta tutta la comunità del quartiere. Al Santuario Madonna del Ponte si sono susseguiti rosari e momenti di preghiera per il giovane. "Tutta la parrocchia sta pregando per la famiglia e per sostenerli in questo momento di difficoltà", aveva detto i giorni scorsi il parroco don Antonio Interguglielmi. L’incidente era avvenuto poco prima delle 16 di venerdì all’interno della Tecno Collaudi di Bellocchi. Secondo le prime ricostruzioni, la bombola ad altissima pressione, circa 300 atmosfere, potrebbe essersi danneggiata e sarebbe partita come un proiettile colpendo il 35enne. La forza della deflagrazione avrebbe scaraventato il contenitore a decine di metri di distanza, danneggiando anche alcuni macchinari presenti nell’area produttiva. I soccorritori del 118 avevano trovato Piaccia in condizioni disperate. Dopo essere stato intubato direttamente sul posto, era stato trasferito in ambulanza al punto di incontro con l’eliambulanza Icaro e poi trasportato a Torrette in codice rosso avanzato. Nella serata di venerdì era stato sottoposto a un delicatissimo intervento neurochirurgico per ridurre il vasto ematoma provocato dal trauma cranico, ma le lesioni riportate si sono rivelate troppo gravi tanto che già dai primi giorni della settimana la famiglia stessa era stata preparata a un epilogo ormai purtroppo inevitabile.











