Un fallimento di dimensioni enormi come quello di mancare l'accesso alla Champions può aprire due strade. C'è la possibilità di fare repulisti totale e ripartire totalmente da zero, come il Milan, oppure resettare e riprovarci con gli stessi uomini, ed è il caso della Juventus. Alla Continassa, infatti, prende sempre più quota la possibilità di lasciare tutti al proprio posto, con la consapevolezza di non poter più sbagliare. Spalletti aveva anticipato già prima del derby contro il Torino quali fossero le sue intenzioni, "Non mi è mai passato per la testa l'ipotesi di dimettermi" dichiarava quando la matematica teneva ancora vive le speranze di entrare tra le prime quattro.
Il sesto posto finale non ha cambiato non solo i piani dell'allenatore, ma nemmeno quelli di John Elkann: il numero uno di Exor ha piena fiducia nel tecnico di Certaldo, blindato con un contratto fino al 2028 lo scorso 10 aprile, e non intende rivoluzionare nuovamente l'assetto societario.
Nella lente d'ingrandimento era finito l'operato di Comolli, che da dg è diventato ad bianconero, ma che è stato protagonisti di vari flop sul mercato. I vertici del club non vogliono più ripetere i casi David e Openda, già dalla prossima estate servirà un cambio di rotta nella costruzione della nuova Juve.













