Quantomeno per il momento, alla Continassa non si percepisce quel clima da redde rationem e armageddon che ha invece caratterizzato le ultime infernali ore in casa Milan. Laddove una notte è stata sufficiente per analizzare la situazione e agire di conseguenza: più o meno tutti sono stati ritenuti responsabili d’un fallimento stagionale, dunque congedati quasi con ignominia. Nel quartier generale della Juventus, invece, si sta provando a percorrere una strada diversa: vuoi per questioni economiche, vuoi per questioni strategiche. Nonostante pessimi risultati, tensioni, diverbi (dopo il derby, ad esempio: le urla di Spalletti a Modesto) l’intento è infatti quello di far continuare a coesistere e possibilmente indurre a collaborare l’amministratore delegato Damien Comolli e il tecnico Luciano Spalletti. Due professionisti che perseguono lo stesso fine (vincere) ma sposano mezzi, modi e modalità completamente differenti. Nonché due persone che, umanamente parlando, non sono unite – diciamo così – da un feeling travolgente. Si tratta, insomma, di fare sintesi tenendo ben presente che uno sta a capo del Consiglio d’amministrazione (e peraltro ha tutta un’equipe di collaboratori e uomini di fiducia che andrebbero ugualmente sostituiti), l’altro ha appena firmato un contratto blindato e senza scappatoie da quasi 20 milioni di euro lordi in due stagioni. E ancora, altro dato da tenere a mente. Nelle ultime sei stagioni (cioè quelle seguite al termine del ciclo d’oro di 9 scudetti di fila) la Juventus ha avuto nove allenatori e sei diversi responsabili dell’area sportiva (Paratici, Cherubini, Manna, Calvo, Giuntoli, Comolli). L’idea di un nuovo ribaltone decisamente non entusiasma la società. Pertanto, c’è una sola cosa da fare: laddove non c’è armonia, servono regole. Cioè compiti e competenze ben precise. Spalletti, che ha un canale diretto con John Elkann, sta cercando di mettere dei paletti e recinti attorno all’area prettamente tecnica e sportiva: vuole meno ingerenze, meno uomini non direttamente appartenenti al suo staff intenti a gravitargli intorno; vuole maggior voce in capitolo sul mercato («Perché poi altrimenti passo altre notti senza vita...»), vuole che si riattivi e implementi un settore scouting interno e non esternalizzato. Banalizzando: più osservatori in cerca di calciatori con personalità, meno algoritmi che analizzino dati. Ha anche capito, però, il tecnico: che tirando troppo la corda rischia davvero che possano esser prese in considerazione altre opzioni per la panchina (Conte, ad esempio, segue con attenzione). Da parte sua Comolli è disposto (ma solo fino a un certo punto) ad includere maggiormente Spalletti nelle scelte: prova ne sia l’arrivo di Alisson, chiesto dal tecnico e comprato da Comolli e Ottolini. In quest’ottica si lavora già da giorni con incontri bilaterali. Elkann-Comolli, Elkann-Spalletti, Comolli-Spalletti. Ma un vero e proprio tavolo di lavoro e confronto definitivo ancora non c’è stato. Tendenzialmente, se ne riparla per mercoledì o giovedì. Un tavolo per provare a firmare una tregua.