Slow Food ha rivoluzionato la produzione, il consumo, la stessa concezione del cibo. Questo concetto è stato poi incorporato in altri aspetti e fatti della vita umana. Per esempio, il nesso fondamentale tra acqua, energia e cibo — chiave per comprendere questo secolo — può essere affrontato con approccio fast o approccio slow. E con impatti giocoforza diversi.

La filosofia Slow non significa fare tutto a passo di lumaca, ma cercare di fare tutto alla velocità giusta. Godere le ore e i minuti invece di contarli. Fare tutto quanto meglio possibile, invece che il più rapidamente possibile. Privilegiare la qualità rispetto alla quantità. La straordinaria modernità di questa concezione è in sintonia con il pensiero di Edgar Morin, con la riscoperta del valore della conoscenza qualitativa accanto a quella quantitativa. E con la necessità di distinguere l’importante dall’urgente, secondo la massima di un grande presidente degli Stati Uniti, Dwight “Ike” Eisenhower.

La scomparsa del fondatore, un baby boomer di grande qualità culturale e morale, suggerisce una riflessione sul Movimento Slow. Il pensiero di Carlin Petrini ha generato un fenomeno ecumenico: le Slow Cities, lo Slow Design e lo Slow Living; Slow Fashion, Slow Work e Slow Travel; Slow Media e Slow Money. Nella rivoluzione Slow, ho guardato con curiosità e affetto alla Slow Music, su cui non mi soffermo qui; ma, soprattutto, ai modelli di Slow Education e Slow Science, su cui voglio riflettere.