Partendo da Venezia, Fratelli d’Italia può cantare vittoria un po’ ovunque dopo queste elezioni amministrative, ma non in Campania. Non nella terza regione d’Italia per numero di abitanti, non nei comuni popolosissimi alle porte di Napoli. Terre che, guardando solo ai comuni che non hanno avuto bisogno del ballottaggio, contano più di 200mila abitanti. Dove, per dirla con chi osserva da vicino e da destra la politica locale, “il primo partito a livello nazionale nun ci sta cchiù”. Ma cosa è successo? La Campania è la regione dove le lotte intestine a destra sono più vive che mai. Basti pensare che per un soffio non si è arrivati a presentare a Salerno due candidati sindaco di centrodestra. Nel capoluogo di provincia feudo di Vincenzo De Luca alla fine la quadra è stata trovata, in altri comuni no. E si vede.
La politica meloniana nella provincia di Napoli è appaltata a Marta Schifone, commissaria provinciale molto vicina alla premier, Giorgia Meloni, e a sua sorella Arianna. Originaria di Napoli, ma considerata da chi a Napoli vive come propaggine della “politica romana”, Schifone aveva il padre Luciano candidato sindaco a Ercolano. Ma il nome non ha portato fortuna: nella città di 52mila abitanti ai piedi del Vesuvio, dove migliaia di turisti all’anno vanno a visitare scavi che non hanno nulla da invidiare a quelli di Pompei, Fratelli d’Italia raccoglie un magro 2, 28%. Un po’ poco per un comune che i meloniani consideravano molto promettente, anche alla luce dell’importanza che era stata data alla Fondazione ente ville vesuviane, che ha sede lì, quando Gennaro Sangiuliano era ministro della Cultura. Sangiuliano non siede più al ministero, ma nel consiglio regionale della Campania: sta per essere promosso “capo dell’opposizione” alla fine di una stagione turbolenta per il centrodestra in Campania, culminata con una sonora sconfitta alle regionali.












