Conversazione di Marco Mayer con Corrado Giustozzi, docente di cybersecurity nel corso di Laurea Magistrale in Ingegneria dei Sistemi Intelligenti dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e già componente dell’Advisory Group di ENISA (Agenzia della UE per la cybersecurity) dal 2010 al 2020
Professor Giustozzi, ieri hai presenziato alla presentazione in Vaticano dell’enciclica Magnifica Humanitas sull’Intelligenza Artificiale alla presenza di Papa Leone XIV. Nel corso dell’evento c’è stata una convergenza dei relatori nel mettere in rilevo cinque valori ricorrenti nell’enciclica che peraltro possono essere largamente condivisi da a credenti e non credenti: libertà, verità, uguaglianza, trasparenza e bene comune. Secondo te in che misura l’intelligenza artificiale può promuovere libertà e non il rischio di dipendenza o alienazione dell’individuo e della comunità?
Premetto che, da tecnologo, sono ancora convinto nonostante tutto che le tecnologie siano in sé neutre, e dunque tutto dipende dall’uso che se ne fa. Penso anche che tutte le tecnologie sviluppate dall’Uomo nella sua storia siano sostanzialmente classificabili come amplificatori: di forza, di velocità, di percezione, di computazione… di capacità umane in genere.










