II mondo classico della grecità è arrivato a noi come un mito. Contrassegnato da opere d’arte inimitabili, generali eroici, culla di lettere e teatro, è legato a un nome: democrazia. Con Atene al centro della scena.A ben indagare, la realtà era piena di ombre e contraddizioni, come dimostra il bel saggio di Giorgio Ieranò “Vite leggendarie. I grandi protagonisti della storia greca” (Sonzogno). L’autore, docente di Letteratura greca nell’università di Trento, dopo aver raccontato con successo gli dei e il mare del mito, gli eroi della guerra di Troia, ora indaga persone reali; ma ogni biografia è talmente ricca di eventi, suggestioni, aneddoti, da avvincere come un romanzo. La ricerca è aperta da Solone, ricordato come grande legislatore; fu lui a estinguere i debiti dei cittadini ateniesi e impedire la schiavitù di chi non era in grado di pagare. Riconosciuta la sua sapienza, gli sono attribuiti un’infinità di provvedimenti scritti, molti dei quali hanno il beneficio del dubbio. A lui si deve la descrizione della favolosa Atlantide, appresa da sacerdoti egizi, che Platone riporta in due opere. Senz’altro Solone fu abile mediatore tra le classi sociali sempre in lotta fra loro: i contrasti anche cruenti tra famiglie (ghenos) aristocratiche per il potere, caratterizza l’intera storia greca. Spesso, chi raggiungeva l’apice della potenza finiva sotto processo o in esilio, anche due volte, come accadde a Pisistrato, il primo “tiranno” di Atene (inizio VI sec. a.C.). Richiamato in seguito, fu promotore di importanti iniziative: dall’istituzione di feste religiose spettacolari alle prime messe in scena teatrali. Il V sec. a.C. dispiega anni cruciali: l’apogeo e la fine di Atene, e le guerre contro i Gran Re di Persia, l’epopea della storia greca: Occidente contro Oriente, un piccolo esercito che sconfigge un’armata gigantesca. I retroscena rivelati da Ieranò superano luoghi comuni per farci conoscere, con una lente di ingrandimento, gli intrecci tra mondi descritti come opposti e le trame e le invidie che colpirono uomini circonfusi di gloria. È il caso di Milziade, l’eroe di Maratona morto in carcere, e di Temistocle, lo stratega della vittoriosa battaglia navale a Salamina (480 a.C.). Accusato di tradimento, si diede a una fuga avventurosa e si rifugiò nella corte persiana. Venne accolto con rispetto per anni, ma poi decise di uccidersi.Pericle, simbolo eccellente della grande Atene, con Fidia che lavorava al Partenone, guidava un vero impero, con pugno di ferro, grazie alla conquista di isole e città. Fu lui a dare un indirizzo realmente democratico alla capitale, governandola per decenni; eppure fu costretto a pagare una multa e a subire insinuazioni malevole. Non ne vide il tramonto, determinato da Sparta, perché morì nel 429 a. C. per la peste che decimò la popolazione. La sua concubina Aspasia, bella e coltissima, fu altresì oggetto di epiteti infamanti: dava scandalo il suo partecipare a riunioni politiche e feste, a differenza della maggior parte delle donne relegata in un settore della casa. Colpisce, fra le altre, la vita dell’ateniese Alcibiade: l’uomo più bello, amato da uomini e donne, ricco e spregiudicato: la sua esistenza, dai continui colpi di scena, sembra inventata. Alessandro Magno chiude questo saggio, per sottolineare un disegno politico che avrebbe cambiato la Storia: un mondo multietnico nel segno della cultura e della lingua greca.
Tiranni ed eroi: vite spericolate e immortali
Pericle, Solone, Alessandro Magno, Alcibiade. I grandi protagonisti della storia greca riuniti in una galleria di ritratti. Tra vizi, virtù, contraddizioni. E l









