Dopo la Guerra del Peloponneso e la sconfitta di Atene per opera di Sparta (404 a.C.), il quinto secolo in pratica si chiude, e inizia il quarto. Che non è, neppure questo, un secolo di pace. L’egemonia sul mondo greco, passata da Atene a Sparta, transita ora nel giro di pochi anni da Sparta a Tebe. Ma né Sparta né Tebe hanno la forza di esercitarla a lungo. Si scivola di nuovo in una lotta di tutti contro tutti, con brevi tregue e instabili alleanze. L’effetto è quello di un grave indebolimento delle città greche, le pòleis, sul piano demografico, militare e finanziario. E anche sociale: nel quarto secolo infatti esplode, per la prima volta su grande scala, il fenomeno della povertà. A complicare le cose si aggiunge il fatto che proprio in quel periodo vengono a costituirsi alla periferia del mondo greco nuove e dinamiche potenze politico-militari, territorialmente estese e guidate da forti governi. Questo è, molto in sintesi, il quadro in cui si trovano a operare i due più importanti oratori politici del quarto secolo, Isocrate e Demostene.