Poche città antiche, come Troia, hanno reso ardua e controversa la ricostruzione della loro storia. Ma le ricerche e le discussioni fra studiosi hanno riguardato un luogo così denso di tradizioni e miti da evocare ancora oggi una guerra che, per significati e suggestioni, ha travalicato i limiti temporali.È grazie all’archeologia moderna, applicata con metodo scientifico, che finalmente si possono stabilire nove fasi storiche vissute da Troia - dal 3.000 a.C. circa, fino al periodo romano - occupando sempre la collina di Hissarlik nell’odierna Turchia. Distrutta da terremoti, incendi, assalti nemici, è sempre stata ricostruita e fortificata: per la sua posizione strategica. A poca distanza da un porto, controllava il traffico mercantile delle navi tra mare Egeo e mar Nero: un ricco commercio che riguardava prodotti dell’Anatolia centrale e dell’Europa.Per questo motivo i greci (gli achei di Omero) avrebbero deciso di conquistarla; il rapimento della bellissima Elena è stato un fantasioso pretesto letterario. Eppure, quella vicenda passionale, con tutte le sue implicazioni belliche, ha conquistato nei secoli i lettori dell’Iliade, compreso il facoltoso commerciante tedesco Heinrich Schliemann che nel 1873, pur scavando in modo caotico, proclamò al mondo la sicura scoperta della città, compresi i gioielli di Elena ed Ecuba, moglie del re Priamo (risalgono invece alla Troia più antica).Le successive indagini hanno collocato l’epica guerra nella VII fase: tra 1194 e il 1184 a. C., durante la quale si era verificato un grande incendio e sono stati recuperati armi e proiettili, tra i numerosi oggetti. All’epoca, continuavano a distinguersi una cittadella in alto, circondata da possenti mura alte più di sei metri - dimora regale, centro religioso e amministrativo - e la città bassa, protetta da mura e fossato. Qui si lavoravano pelli, si forgiavano armi, si tingevano tessuti di porpora, si allevavano cavalli, mentre al di fuori c’era la necropoli. Però il nome di Troia non appariva in alcun documento antico, finché, alcuni anni fa, è stata recuperata una tavoletta d’argilla incisa con caratteri cuneiformi in lingua luvia. Si trovava nei resti di Hattuša, capitale dell’impero ittita, e cita la leggendaria città. È un trattato stipulato nel 1280 a. C. tra il re ittita Muwatalli II e il sovrano Alaksandu di Waluša, che diventava suo vassallo. Waluša è ormai accettato come nome ittita di Troia, dal quale deriva la denominazione greca (W))Ilios - Ilion, e, curiosamente, Omero chiama Alessandro il principe Paride.Potremo vedere questa tavoletta dal 12 giugno al Colosseo, insieme ad altri 330 reperti, provenienti da Troia a Kanakkale, numerosi altri musei turchi, italiani e stranieri, nella mostra: “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” (fino al 18 ottobre, catalogo De Luca).Tra i curatori italiani e turchi, Alfonsina Russo, a capo del Dipartimento per la valorizzazione, ne ha seguito la realizzazione sin dallo scorso anno, quando ha firmato il protocollo d’intesa con la direzione generale del ministero della Cultura turco, e sottolinea che «si tratta di una rassegna davvero unica nel panorama espositivo internazionale: un argomento mai trattato che riguarda culture millenarie alla luce della tradizione letteraria e delle evidenze archeologiche».Il legame con Roma si deve all’eroe Enea, principe dei dardani e genero del re Priamo, che fuggì da Troia in fiamme con il vecchio padre sulle spalle (perciò detto “pius”) e il figlio Ascanio/Iulo per mano - la moglie Creusa risultò dispersa. Fu per volere divino, che arrivò nel Lazio, dove dalla sua discendenza nacquero Romolo e Remo. Certo, una storia che è stata costruita ad arte per glorificare la famiglia Giulia (Iulia), e Augusto in particolare, attraverso il poema di Virgilio; ma, a differenza di tanti casati dell’antichità che facevano risalire i propri avi sempre a qualche eroe, con Enea si era osato di più: era stato generato da Anchise e dalla dea Venere, l’Afrodite romana.Nella mostra si entra subito in un’atmosfera troiana con un’installazione multimediale sulla città e l’esposizione di armi, gioielli, oggetti rituali, strumenti medici, sigilli, vasellame di uso quotidiano, che illustrano la vita in Anatolia nell’Età del Bronzo (III-II millennio a.C.).Ed ecco, di seguito, il racconto della guerra e i protagonisti maschili e femminili immortalati da Omero: Ettore, Elena, Achille, Afrodite con il figlio Eros armato di frecce. Le loro storie sono raffigurate su vasi ceramici, statue, bassorilievi creati in Europa e Asia Minore: non c’è stato artista antico che non ne sia rimasto affascinato, raccontando quegli episodi che già gli aedi cantavano nei banchetti aristocratici.A Enea, descritto nell’Iliade come guerriero coraggioso, erano stati profetizzati sovranità e gloriosa discendenza dal dio Poseidone; ma quanto riferito al futuro di Troia fu trasposto nel Lazio. Al Colosseo, tra proiezioni e apparati didattici, allargando lo scenario al Mediterraneo, potremo seguire le tappe del viaggio e le peripezie da lui affrontate navigando verso le coste italiche, pure con documenti materiali. Come quelli inediti che arrivano dalla salentina Castro, e si riferiscono a un tempio dedicato ad Atena “iliaca”: statuine della dea e pietre preziose, che testimoniano un culto legato a Troia. Molto dopo la fine della città anatolica, dell’impero ittita e dei regni micenei, il luogo continuò infatti a essere ammantato di sacralità per le vicende di cui era stato protagonista: per i greci fu Ilion, dove eressero un tempio per Atena con un presunto sepolcro di Achille. I romani, più tardi vi aggiunsero altri edifici pubblici. Alessandro Magno andrà a rendergli omaggio, e così faranno anche Giulio Cesare, Augusto, Adriano, Caracalla.«La stessa mostra, in fondo, è come un lungo viaggio», commenta Simone Quilici, direttore del Parco archeologico del Colosseo. «A simboleggiarne l’inizio e l’arrivo, sono le icone delle due città millenarie: un grande Cavallo in legno, posto all’ingresso, e questo Anfiteatro».L’ultima sezione della mostra riguarda Romolo - e i documenti che ricordano l’epoca della fondazione di Roma sul Palatino - proiettato verso Augusto. Si chiude così il mito fondativo della città eterna, che continua a parlarci anche di Creusa, Didone, Ersilia, Lavinia: qualcuna abbandonata, un’altra rapita, un’altra ancora conquistata dopo aspre lotte; ma tutte destinate a lasciare una traccia nella nostra memoria.
Troia conquista il Colosseo, una grande mostra racconta protagonisti e misteri
Le nove fasi della sua storia. Fino alla conquista da parte dei romani. Il rapimento di Elena. L’eroe Enea e il legame con la città eterna











