Lo scrittore ridà vita ai miti per calarli nella nostra società. Perché ci sono risposte che l’Intelligenza artificiale non può daredi Silvia Stucchimartedì 26 maggio 20264' di letturaDopo un bestseller come Il mito greco e la manutenzione dell’anima (Giunti 2023) e la rilettura attualizzata di uno dei miti più potenti fra quelli tramandati dalla civiltà antica (Nessuno può uccidere Medusa, Bompiani 2024), Giuseppe Conte, tra i maggiori poeti e autori viventi, torna ancora al mito con Della stessa sostanza dei sogni. Monologhi del mito (Bompiani, 272 pp., 19 euro). Il volume, frutto di anni di meditazione sul tema del mito, ci presenta una raffinata e insieme, come è la cifra di Conte, vitalistica lettura del mito. Il libro, sgombriamo il campo da ogni dubbio, è bello. Molto bello, ed emozionante. E reca, sempre riconoscibile, la zampata del Maestro. Per prima cosa, quelli di Conte sono monologhi “del” mito e non “sul” mito: perché qui non siamo nell’ambito dell’accademia, non si parla dottamente sull’argomento mito; al contrario, qui è il mito stesso a parlarci, con forza trascinante, persuasività, energia che ci vuole toccare in profondità. Il protagonista del libro, un senzatetto, seduto sulla spiaggia, a malapena vestito, è solo, reietto, al punto che la voce del narratore afferma di averlo scambiato, all’inizio, per un grumo nero: e certamente, è una creatura solitaria se guardiamo i suoi rapporti col consorzio umano, ma egli non del tutto abbandonato. Infatti, ogni mattina, per sette giorni, in una sorta di Creazione, il buio notturno viene illuminato dall’arrivo delle creature del mito. Ed esse emergono dalle acque marine per ricordargli che anche in questo nostro tempo arido questo tempo che qualcuno ha definito «l’età delle passioni tristi» – non tutto è finito e spento; ma che il desiderio, la follia, il coraggio, in una parola, le passioni, quelle vere, quelle che mettono fuoco e fiamme nella vita, possono riaccendere il nostro spirito e il nostro corpo.Ildegarda, la mistica dottore della Chiesa che ha reso la Fede visibileBingen è un posto in cui Ildegarda passa inosservata. In questa città che sorge dove il fiume Nahe si gett...La sapienza di Conte gli fa mescolare miti noti, con altri più rari e peregrini, di gusto quasi callimacheo: così, per esempio, nella prima mattina si presentano al protagonista Gea, Eos, Afrodite, Anfitrite, Medusa (sì, ancora lei!), Ifimedia e Amimone; mentre, nella terza mattinata, troviamo Atena, Artemide, Atalanta, Marpessa, Aretusa, Persefone. Particolarmente riuscita è la presentazione di Atena: «Porta un elmo da guerriera, una lancia e uno scudo (...) La bellezza di Atena è calma, fredda (...) La sua voce è pacata, ma imperiosa, è la voce di chi è consapevole della propria grandezza, del ruolo che ha nelle anime umane e nella storia» (p. 88). Le divinità che si presentano sfavillanti agli occhi del protagonista, e di noi lettori, sono in schiacciante maggioranza femminili, e non a caso: con Della stessa sostanza dei sogni, in fondo, Conte sta anche proseguendo il suo discorso e la sua ricerca sul femminile, nel mito e nella narrativa, un tema che è il fil rouge, a ben vedere, anche, insospettabilmente, di un libro come I senza cuore (Giunti 2019), thriller ambientato su La Grifona, una galea genovese nell’anno del Signore 1116. Tuttavia, l’ultima figura mitologica che si presenta al protagonista è Pan: a ben vedere, l’unico dio greco di cui era stata annunciata la morte (come racconta Plutarco nel Tramonto degli oracoli).Gli errori e la sconfitta della tribù comunistaChicco Testa e Claudio Velardi hanno inventato in Siamo stati iscritti al Pci (Edizione Liberi Libri, prefazione di Guid...E se tutte le figure che l’hanno preceduto sono venute dal mare, Pan, che danza facendo risuonare il terreno incessantemente con i suoi zoccoli caprini, è un dio terrestre per eccellenza, che rappresenta, non a caso, l’incontenibile e mai incasellabile vitalità profonda della natura, il respiro dei prati, delle foreste misteriose. Ed è forse proprio Pan la figura mitica in cui Conte si riflette maggiormente, più che in tutte quelle che ha evocato nel corso di queste pagine; perché l’appropriarsi dell’autore del mito (laddove per “appropriazione” si intende una comprensione profonda e simpatetica), è finalizzato a capire chi siamo, a dove indirizzare al meglio la nostra energia, alla nostra crescita personale. Il mito, come lo intende Giuseppe Conte, non è retaggio antiquario, ma è qualcosa di vivo e di pulsante, che non ha mai fine, e di cui abbiamo sempre bisogno, anche, e direi, soprattutto, nel momento in cui sembra che la AI abbia tutte le risposte e, cosa forse ancora peggiore, spenga la curiosità e la voglia di formulare nuove originali domande.Due sono i numi tutelari di Conte in questo volume, e lo dichiara lui stesso nella Nota che chiude il volume (p.263): Omero e Ovidio. Ma, insieme a questi due giganti, Conte dichiara alla fine del libro tutte le suggestioni letterarie che hanno agito su di lui: ovviamente, non possono mancare I dialoghi con Leucò, e davvero Della stessa sostanza dei sogni merita di essere conservato sugli scaffali della nostra libreria insieme al volume di Pavese.
Così gli dei scendono dall'Olimpo per poterci parlare | Libero Quotidiano.it
Dopo un bestseller come Il mito greco e la manutenzione dell’anima (Giunti 2023) e la rilettura attualizzata di uno dei miti più pot...








