Luca Ferrari, Global Head of Sports dello studio Withers e advisor legale di diversi campioni dello sport, tra cui l’ex numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic, spiega all'Adnkronos cosa sta succedendo nello Slam francese
Nei primi giorni del Roland Garros 2026, torna al centro del mondo del tennis la tensione tra gli atleti di vertice e gli organizzatori dei tornei del Grande Slam. Il tema? La ripartizione dei ricavi generati dagli eventi e, più in generale, il ruolo dei giocatori nei processi decisionali che incidono sui loro diritti economici e previdenziali. A cominciare dai numeri uno Jannik Sinner e Aryna Sabalenka, i giocatori hanno inviato una lettera per manifestare la loro insoddisfazione per il livello del prize money dello Slam parigino, ritenuto non proporzionato alla crescita dei ricavi. Una contestazione che si inserisce nell'ambito di un malcontento più ampio, già emerso a più riprese nel corso del 2025, in relazione al modello di governance e al sistema economico di tali tornei.
“Sabalenka e Sinner hanno evocato, in maniera esplicita, l’ipotesi di un boicottaggio degli Slam come estrema forma di pressione negoziale, affermando che senza i tennisti non ci sarebbe lo spettacolo-evento sportivo ed evidenziando al contempo che l’attuale modello di distribuzione dei ricavi penalizza i giocatori rispetto al valore economico generato” ha spiegato all’Adnkronos













