Il Roland Garros è appena iniziato e c'è grande attesa per vedere all'opera il numero uno del mondo Jannik Sinner, fresco di trionfo a Roma nell'ultimo Masters 1000 che mancava al suo palmares. Come già accaduto durante gli Internazionali d'Italia, anche a Parigi continua ad essere all'ordine del giorno il tema legato al montepremi degli Slam e le proteste dei giocatori si fanno sempre più consistenti. Già durante il Masters 1000 di Roma in tanti si erano esposti su questo tema: da Aryna Sabalenka a Novak Djokovic, Alexander Zverev e lo stesso Jannik Sinner. Tutti sono uniti verso un unico obiettivo e lo stanno confermando anche in questi giorni a Parigi.
La protesta a Parigi Lo Slam di Parigi ha aumentato i premi di quasi il 10%, ma i tennisti non ci stanno: gli incrementi sono costantemente inferiori al boom dei ricavi e vengono chieste maggiori tutele per tutti i giocatori. Il montepremi quest'anno toccherà quasi i 62 milioni di euro ma per i giocatori non è ancora abbastanza in relazione a quelli che sono i guadagni a beneficio del torneo. Non siamo ancora ai livelli del boicottaggio ma ci stiamo avvicinando sempre di più a una decisione estrema da parte dei tennisti. La prima protesta è già avvenuta: durante il media day, infatti, gran parte dei top player ha limitato le proprie attività con la stampa a soli 15 minuti. Una scelta simbolica, in quanto quel numero rappresenta la percentuale dei ricavi che viene redistribuita agli atleti negli Slam. Nei tornei ATP e WTA la quota arriva invece al 22%. I motivi della protesta Il malcontento non nasce tanto dall’aumento del montepremi, quanto dal fatto che la crescita dei premi è costantemente inferiore rispetto a quella dei ricavi generali del torneo, che aumentano a un ritmo vertiginoso, attorno al 14% annuo. I tennisti battono sul fatto che sono loro a rendere ambito e interessante il torneo, «Senza di noi non esiste il torneo» aveva dichiarato Sinner durante il torneo di Roma. Zverev invece aveva anche aperto un altro tema: «Il problema non riguarda quelli come me, Carlos, Jannik, Novak, noi guadagnamo bene. Ma esclusi i top del circuito, per tutti gli altri tennisti diventa davvero difficile vivere di tennis, bisognerebbe garantire tutela anche per i tennisti che non stanno nelle prime 50 posizioni».Le difficoltà dei tennisti di fascia medio-bassa Nel tennis, come ha denunciato Djokovic già anni fa, se sei fuori dai primi 100 giocatori al mondo fai fatica a guadagnare, se sei fuori dai primi 200 sei quasi sicuramente in perdita. Per questo il gruppo di top player ribattezzato “Project RedEye” chiede tre punti precisi: almeno il 22% dei ricavi destinato agli atleti, maggiori garanzie sul welfare — tra pensioni, assicurazioni e congedi — e un dialogo strutturato con gli organizzatori degli Slam. Un altro nodo riguarda infatti il mancato confronto preventivo con i rappresentanti di ATP e WTA prima dell’annuncio ufficiale sul montepremi. L’obiettivo finale dei tennisti sarebbe quello di arrivare a un sistema che garantisca maggiori tutele per tutti i giocatori, e non solo per i top player che dominano il circuito. La posizione di Sinner Già a Roma Sinner era stato piuttosto chiaro sul tema: «Siamo stati in silenzio per troppo tempo, ora è giusto parlare. Senza di noi non esistono i tornei, bisogna che ci sia maggiore tutela per tutti. Il guadagno che riceviamo in proporizione alle entrate degli Slam è decisamente basso. Siamo uniti verso un unico obiettivo». Anche a Parigi ha mantenuto fermo il suo punto: «Abbiamo aspettato un anno per avere una piccola risposta, è una questione di rispetto. Noi tennisti siamo molto uniti. Sento solo parlare di montepremi, ma parliamo anche della pensione, che è un tema importante, perché dopo il tennis speriamo di ricevere anche dei soldi. Vediamo come andrà e vediamo che succederà anche negli altri tornei del Grande Slam», ha aggiunto Sinner.










