Il Roland Garros 2026 parte domenica 24 maggio con un montepremi record da quasi 62 milioni di euro. Un dato che, sulla carta, racconta un torneo sempre più ricco per i tennisti partecipanti: 61,7 milioni complessivi, con un aumento del 9,53% rispetto all’edizione precedente. Eppure, proprio mentre Parigi inaugura il secondo Slam stagionale, cresce anche la protesta dei tennisti contro gli organizzatori dei Major.
Non siamo ancora ai livelli di un vero e proprio boicottaggio (forse è utopia), ma la prima vera protesta è arrivata. Durante il media day, infatti, gran parte dei top player ha limitato le proprie attività con la stampa a soli 15 minuti. Una scelta simbolica: quel numero rappresenta infatti la percentuale dei ricavi che viene redistribuita agli atleti negli Slam. Nei tornei ATP e WTA la quota arriva invece al 22%.
Perché i tennisti protestano
Dietro la protesta ci sono i principali nomi del circuito: Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, Novak Djokovic, Aryna Sabalenka e Iga Świątek. Il malcontento non nasce tanto dall’aumento del montepremi — il più alto degli ultimi tre anni — quanto dal fatto che la crescita dei premi è costantemente inferiore rispetto a quella dei ricavi generali del torneo, che aumentano a un ritmo vertiginoso, attorno al 14% annuo.













