Ci vorrebbe un enigmista, uno psichiatra o, meglio ancora un esorcista per spiegare il caso Puglia. Una regione fondamentalmente conservatrice che è saldamente nelle mani da oltre un ventennio di potenti funzionari - tra nativi e bene accolti cambia casacca - del centrosinistra. Ancor più dopo questa ennesima tornata elettorale che ha coinvolto minuscoli paesi e più grandi città.
Ci vorrebbero dei sangoma o dei minkisi per una lettura profonda di quanto avviene dentro e fuori le urne, prima e dopo le urne. I primi, i sangoma, sono sciamani, guaritori e veggenti tradizionali Zulu che eseguono riti tramite il lancio di ossicini, canti e danze per entrare in trance e comunicare con gli antenati. Vengono consultati per guarire malanni, interpretare sogni e ottenere protezione. I minkisi invece, sono feticci e sculture magiche, tipici della cultura Bakongo con lo scopo di racchiudere un potere spirituale per proteggere la comunità o scacciare le negatività.
Dopo attenta e accurata analisi sociale, culturale, antropologica ed economica della situazione, la conclusione è che i «cornuti e mazziati» pugliesi - non potendosi affidare né ai sangoma né ai minkisi - ormai si rispecchiano, riconoscendosi, in un sistema politico che sempre più stancamente replica i propri passi, da qualsiasi angolazione lo si guardi. Cambiare poco e sempre per non cambiare realmente nulla, prendendo esempio dai cugini campani che ormai dai tempi dell’eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo si ritrovano Vincenzo De Luca plebiscitato in un incarico pubblico.












