Bologna è piena di piccioni. Stazionano ovunque soprattutto nel centro storico, sporcano ovunque, con danni materiali ingenti perché il guano è corrosivo. Non solo: porta infezioni ammorbanti e pericolose per gli esseri umani. Bisogna trovare assolutamente una soluzione. È improcrastinabile abbatterli in tempi brevi o quanto meno attuare una sterilizzazione di massa per consentire a noi di vivere sani nel divenire.
Gabriella Bravi
Risponde Beppe Boni
I piccioni di città sono un problema serio in tutta Italia. Possono essere coreografici nelle piazze e intorno ai monumenti, ma quando i numeri della popolazione oltrepassano certi limiti diventano emergenza. Così anche per Bologna. C’è un punto fermo: gli abbattimenti in città non sono possibili. I piani di controllo, affidati a cacciatori esperti, sono sottoposti a permessi speciali valutati da Comuni e Polizia ittico venatoria e autorizzati solo in campagna soprattutto nei dintorni delle aziende zootecniche dove il mangime del bestiame attira migliaia di volatili. L’invasione dei piccioni nelle città è un fenomeno globale alimentato dall’abbondanza di cibo e dalla mancanza di predatori naturali negli ambienti urbani. Il sovrappopolamento genera però gravi problemi di igiene pubblica, degrado dei monumenti e costi elevati di gestione. Città come Milano si trovano a gestire una produzione annuale stimata tra le 20.000 e le 30.000 tonnellate di guano, quindi la spesa di manutenzione e ripulitura è enorme. I metodi di contenimento in città sono i seguenti: divieto di somministrare cibo per attenuare la riproduzione, installazione di aghi in acciaio, reti e fili tesi su cornicioni e balconi, attivazione di strutture dove i piccioni nidificano e dove le uova vengono sostituite con esche artificiali, mangimi sterilizzanti, distribuzione di esche trattate con farmaci antifecondativi per bloccare le nascite.








