Nel momento in cui la Chiesa entra nel dibattito sulla guerra algoritmica come attore dottrinale di peso, diventa automaticamente un obiettivo nella stessa guerra cognitiva che ha appena descritto. L’analisi di Luigi Ricci, fondatore e direttore di Studio Barometro e autore di Vaticano Zero Day (Lindau, maggio 2026) che sarà presentato il 27 maggio a Roma alla Libreria Notebook, Auditorium Parco della Musica

Nel 1891 Leone XIII scrisse la prima enciclica sociale della storia moderna. Il Capitale di Marx era già uscito da ventiquattro anni. I sindacati erano già organizzati. Era già tardi.

Nel 2015 Francesco scrisse la prima enciclica sull’ambiente. Il Rapporto Brundtland aveva trent’anni. Il Protocollo di Kyoto diciotto. Era già tardi anche allora.

Oggi Leone XIV presenta la Magnifica Humanitas sulla guerra algoritmica e l’intelligenza artificiale. Il trattato sui sistemi d’arma autonomi non esiste ancora. L’agenzia internazionale sull’IA non esiste ancora. Per la prima volta in centocinquant’anni, la Chiesa non è in ritardo. Questa è la notizia vera.

Il documento era atteso per febbraio. È uscito a maggio, quattro mesi dopo. Quei quattro mesi non sono un ritardo redazionale. In quel periodo la guerra algoritmica come sistema di targeting ha fatto passi significativi nei conflitti in corso, segnando il passaggio da sistemi semi-autonomi a logiche sempre più predittive nella selezione degli obiettivi. L’enciclica li ha incamerati. Qualcuno ha aspettato che il campo fosse sufficientemente caldo per rendere certi paragrafi immediatamente riconoscibili a chi doveva leggerli. È una scelta editoriale di precisione geopolitica, non di prudenza curiale.