Nella sua prima enciclica Papa Leone doveva dare “più senso del dramma”. Aldo Schiavone, saggista, tra i maggiori storici italiani, è stato preside della Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Firenze ed è stato direttore dell’Istituto Italiano di Scienze Umane, poi fuso con la Scuola Normale Superiore di Pisa. Con Huffpost riflette su "Magnifica Humanitas", appena presentata da Prevost: “Il giudizio politico è ottimo”, ma sui campi come il lavoro e non solo “avrei preferito più coraggio intellettuale”.

Professore, cosa l’ha colpita della prima enciclica di Leone?

Due aspetti che terrei distinti: uno politico e uno teoretico.

Iniziamo dal primo.

Il giudizio politico è ottimo. C'è una critica forte alla strada intrapresa dalla globalizzazione, che trovo preziosa. Nell’enciclica non c’è spazio per alcuna nostalgia nazionalista o per sciocchezze sovraniste. Il Papa sa che siamo in un mondo globalizzato e che lo saremo sempre di più. Ma fa bene a mettere in guardia rispetto a quelli che definisce “attori privati”, che controllano ormai le grandi infrastrutture logistiche e informatiche del pianeta, per non dire della salute e dell’ambiente. Una deriva oligarchica che va a tutti i costi fermata.