Papa Leone XIV durante la firma Enciclica "Magnifica Humanitas"
Non è una semplice enciclica, ma è il manifesto di un pontificato. Così può essere riassunta la Magnifica Humanitas, un documento papale “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Come la Laudato Sì di Francesco discuteva dell’uomo al centro del Creato, Leone XIV discute dell’uomo e delle sue relazioni con gli altri uomini. Un documento potente, emozionante, in continuità con gli insegnamenti di tutti i suoi predecessori, compresi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco, che riprende molti dei temi a cui papa Prevost ci ha abituato in questo primo anno di pontificato: dalla pace disarmata alla cura dei poveri, dal rapporto tra uomo ed intelligenza artificiale al rifiuto netto dello sfruttamento del lavoro.
Il richiamo principale che Leone fa agli uomini delle donne dei nostri tempi è quello alla responsabilità: siamo tutti interconnessi, nessuno si salva da solo, si potrebbe dire in altri termini. Nella nostra epoca, scrive Leone, “si insinua una tentazione sottile: pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla. È una forma elegante di resa, spesso mascherata da realismo. Certo, non tutti hanno lo stesso potere di incidere sulla realtà: c’è chi governa, chi decide investimenti, chi guida istituzioni, chi fa ricerca, chi educa, chi informa, chi produce; e c’è chi sembra avere soltanto la propria vita quotidiana. Eppure, nessuno è senza responsabilità.” Leone XIV aveva scelto questo nome in onore di Leone XIII, il padre della dottrina sociale della Chiesa, che questa enciclica aggiorna e innova, 135 anni dopo la promulgazione della Rerum Novarum. Leone XIV sintetizza così i princìpi in materia sociale: il bene comunale, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà, la giustizia sociale. Ampio spazio è dedicato anche al lavoro, chiave essenziale “dell’intera questione sociale, perché attraverso di esso la persona sviluppa molte dimensioni della propria esistenza”. Leone XIV vede nella tecnologia una opportunità ed insieme un limite, ammonendo i datori di lavoro e i decisori: “È certo auspicabile che la tecnologia sollevi l’uomo da lavori particolarmente gravosi, ripetitivi o pericolosi e che offra un sostegno intelligente all’attività umana, ma la regola generale deve restare la tutela dei posti di lavoro e del ruolo insostituibile della persona. L’obiettivo di maggiori profitti non può giustificare scelte che sacrificano sistematicamente l’occupazione, perché la persona umana è fine e non mezzo, e l’ordine economico deve rimanere sottoposto alla sua dignità e al bene comune”. Per questo Leone chiede una “economia che valorizzi la dignità”.










