di
Gian Guido Vecchi
«Magnifica Humanitas», la prima enciclica di Leone a 135 anni dalla «Rerum Novarum», affronta i travagli della «quarta rivoluzione industriale». Il Pontefice cita Gandalf ne Il Signore degli Anelli: «Lasciare terra sana e pulita da coltivare»
«La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme». L’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale», attesa da mesi e al primo posto nel mondo tra le prenotazioni online, è un testo che in 105 pagine e cinque capitoli, più introduzione e conclusione, affronta i travagli della «quarta rivoluzione industriale», dalla rivoluzione digitale alle guerre, con una preoccupazione essenziale: «Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani».
Papa Prevost è laureato in matematica pura e sa bene di cosa sta parlando, non è questione di luddismo o diffidenza verso il progresso in sé, «l’umanesimo cristiano non rifiuta la scienza e la tecnica, ma le assume con gratitudine e realismo», perché «la vera alternativa non è tra entusiasmo e paura, ma tra due modi di costruire: un progresso che serve la persona e i popoli, oppure un progresso che li piega a logiche di potere».










