La prima enciclica

Pasquale Ferraro

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La Magnifica Humanitas di Leone XIV presentata ieri nella Sala del Sinodo è il manifesto più concreto sulle sfide del Pontificato e dell’umanità. Accade non di rado che si immagini l’azione di riflessione teologica e di esercizio del ministero petrino come un’analisi compiuta a ritroso, quando al contrario essa non può che essere protesa in avanti, al passo con i tempi, ma non sottoposta ad essi. Perché è questa la differenza tra la Chiesa e il mondo secolare: la prospettiva. La Chiesa guarda al mondo con l’esperienza bimillenaria di chi non può essere schiacciato dal tempo, ma che nel tempo deve agire rimanendo ancorato a un messaggio, quello evangelico, che non ha un tempo, ma guarda all’epilogo dei tempi.

Una Chiesa che si fa attore e non interprete, e quindi una Chiesa che sceglie di non declinare il proprio ruolo di guida, è una Chiesa forte. Il Papa aveva fatto intuire da subito che la sua Chiesa sarebbe stata forte, avrebbe attraversato la tempesta al timone di quella nave ammiraglia di una flotta cristiana che sembrava destinata ad attendere in balia delle onde una nuova rotta. Leone XIV non gioca sul terreno della politica, non ingaggia duelli effimeri, ma pone questioni che non si esauriscono nella cronaca quotidiana. Ascolta e poi dà voce alle più recondite paure dell’uomo, con la forza di chi è guidato da una luce profonda: quella della fede e dell’amore.