La Serie A maschile di calcio è finita domenica e per parecchi, anche tra i più appassionati, potrebbe essere una cosa positiva, quasi un sollievo. È stato infatti un campionato per molti versi noioso: tante squadre hanno giocato in modo guardingo e poco spettacolare, nessun attaccante ha segnato più di 20 gol e poche squadre hanno proposto un gioco originale e per qualche suo tratto innovativo. La mediocrità del campionato si è vista anche in Europa: nelle semifinali delle tre coppe europee non c’era nessuna squadra italiana (non accadeva dal 1987) e in Champions League nessuna italiana è andata oltre gli ottavi di finale.
Nel frattempo la Nazionale ha mancato per la terza volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali, il presidente federale si è dimesso, la procura di Milano ha aperto un’inchiesta sull’associazione italiana arbitri e la Lega Serie A ha fatto una brutta figura sull’organizzazione del derby di Roma.
È chiaramente impossibile stabilire con termini del tutto oggettivi cosa renda una stagione calcistica «la peggiore». Il calcio italiano ha avuto in passato grandi scandali giudiziari, violenti scontri tra tifosi, campionati in cui si segnava ancora meno di quest’anno, stadi ben più vuoti di oggi e lunghi periodi in cui la stessa squadra vinceva il campionato senza trovare rivali all’altezza. Senza dubbio però gli scarsi risultati internazionali e soprattutto la prevedibilità e la monotonia della Serie A hanno fatto dire che è difficile fare peggio di così. Banalmente, basterebbe già la non qualificazione ai Mondiali a restringere il campo delle peggiori annate del calcio italiano.












