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Il campionato italiano oggi è ai minimi storici per calciatori, calcio e interesse, e la Serie A 2025/26 appena finita lo ha confermato. I motivi riguardano tutti e non possiamo più rimandare il cambiamento.
Si conclude, con un’estate in cui guarderemo gli altri giocarsi i Mondiali, una Serie A senza nerbo e spirito. La pochezza del calcio italiano è timbrata dalla terza esclusione mondiale, dal percorso misero nelle coppe, dal poco che proponiamo quanto a calciatori e calcio. Questa estate in cui cambierà il Presidente della FIGC e in cui forse ci siamo resi definitivamente conto che qualcosa bisogna pur fare, sarà decisiva. Tre mesi per cambiare o tramontare definitivamente. È stata una Serie A noiosa quante poche altre nella storia, ecco i dieci motivi.
Come scritto nell’articolo di presentazione di questo anno sportivo, le sorti della Nazionale di Gattuso avrebbero inciso profondamente sull’atmosfera generale del nostro campionato. L’eliminazione di Zenica ha portato una depressione assoluta degli addetti ai lavori, i quali dopo la sconfitta bosniaca hanno abbassato i toni, a volte comunque ottusi fino a quel momento, dimostrando palesemente che rimestare nella pochezza della Serie A ormai non attira più nessun follower neanche per sbaglio. La Nazionale è il simbolo calcistico di un movimento, c’è poco da fare, saltare i Mondiali per la terza volta consecutiva ci sbatte in faccia un calcio italiano mai così scarso e poco interessante. Non si riesce più a creare una narrazione che sia una. Non ci sono calciatori giovani che è bello veder crescere giornata dopo giornata, non c’è una squadra (in parte il Como, vera parentesi d’aria fresca in quasi tutti i discorsi che faremo) che faccia qualcosa di completamente nuovo soprattutto dal punto di vista tattico, non ci sono allenatori, personaggi, dirigenti che dicano qualcosa di innovativo. Il calcio in Italia sembra andare bene a tutti coloro che hanno a che fare con il campo di gioco ma a tutti gli altri no e questo è il vero gigantesco problema. Il Como di Fabregas è stato una delle poche cose belle di questa Serie A. La Serie A non è il campionato dei campioni, perché non ci sono i soldi, non è il campionato dei giovani calciatori spediti presto verso leghe migliori, perché non si fanno giocare, non è il campionato delle idee tattiche innovative, perché non c’è coraggio, non è il campionato delle nuove idee imprenditoriali, perché non c’è visione, non è il campionato della grande passione tifosa, perché la maggior parte dei tifosi vecchi e dei potenziali tifosi nuovi vogliono cose più stimolanti, non è il campionato delle riflessioni su come e cosa migliorare, perché per ogni partita si fanno mille moviole su decisioni arbitrali già decise da una moviola direttamente sul campo. La Serie A oggi è solo quello che non è, serve un’idea per dare un’anima e un’identità a un campionato in fase galleggiamento sotto tutti i punti di vista. Per non finire definitivamente sott’acqua. Se, e sottolineo se, nel corso della stagione sono venute fuori alcune novità interessanti, almeno per seguirne l’andamento, sono subito state messe sotto l’ammorbante lente di ingrandimento dei parlatori e annotatori di calcio, i quali cercavano un motivo per dire “eh no, non va bene così”. Le uniche vere storie da seguire in questa stagione sono state il Como di Fabregas e Pio Esposito dell’Inter. Ma in entrambi i casi c’è gente che ha martellato sulla cancellazione delle due storie dalla lista dei buoni propositi di una Serie A senza stimoli. Capisco la conservazione a tutti i costi ma volersi rigirare per forza nella melma diventa patologico. È stata una Serie A vinta dall’Inter fra dicembre e gennaio e questo non fa mai bene a un campionato. Non è colpa dell’Inter, intendiamoci, la squadra di Chivu ha messo a posto alcune cose che mancavano negli scorsi anni (soprattutto un backup offensivo con Bonny e Pio Esposito) e ha vinto più che meritatamente. Gli infortuni occorsi al Napoli, il poco coraggio del Milan, le nebbie perenni alla Juve e la confusione diradata tardi della Roma hanno prodotto un campionato finito dopo tre mesi. Così diventa difficile arrivare a maggio inoltrato. L’Inter ha vinto uno Scudetto per il quale non c’è mai stata vera lotta. Se guardiamo i principali numeri offensivi, soprattutto gol e assist, notiamo che solo i calciatori interisti spiccano. Addirittura nella classifica cannonieri ci sono due interisti nei primi tre posti, Lautaro e Thuram, intervallati da un calciatore arrivato a gennaio, Malen. Le altre squadre, quasi tutte con il loro 3-5-2 di ordinanza, hanno prodotto così poco da rendere noioso allo sfinimento questo campionato. Facciamo due conti della serva per far capire meglio il concetto. I primi tre cannonieri dei principali campionati europei hanno segnato: Premier League 65 gol, Bundesliga 72 gol, Ligue 1 53 gol, Liga Portugal 70 gol e Liga spagnola 63 gol. In Italia 43 gol totali. I gol sono il pane del calcio. Nel 2026 senza gol sei uno spettacolo deprimente. Le squadre sono intasate da calciatori stranieri evidentemente scarsi (altrimenti non si spiegano i risultati internazionali) che tolgono aria ai calciatori giovani italiani. Questo è un dato di fatto, non c’è accusa di revanscismo che tenga. Se non si pone freno a questa deriva la Serie A sarà sempre meno attraente perché le squadre giocano male, ai calciatori non ci si affeziona (lo straniero scarso che viene da noi deve solo crescere artificiosamente il suo valore per volare in un campionato più ricco. Siamo ormai un campionato OGM) e si abbassa il livello del divertimento nel seguire una partita di calcio. I prezzi di un calcio così mediocre sono arrivati alle stelle, sia dal divano di casa che allo stadio. Con questi soldi la lista di cose da fare in alternativa prende cinque pagine Word. Udinese–Como, la partita con un solo italiano in campo. Tutti coloro che parlano o scrivono di calcio su qualsiasi media dovrebbero farsi un esame di coscienza. I temi forti di quest’anno sono stati: Pio Esposito non è quello che tutti vedono, Conte sa solo lamentarsi degli infortuni, il Como di Fabregas vince perché c’ha i soldi e alla fine, quando davvero nessuno più seguiva nulla, il grande classico: gli arbitri falsano il campionato. Anche noi dovremmo parlare di cose più interessanti. Una volta il tifoso lo catturavi scavando, oggi si gira da qualche altra parte e si vede un film su Netflix oppure gioca a PES, ma anche a Brawl Stars, piuttosto che vedere il VAR del VAR del VAR… Torino-Juventus ha regalato un ultimo spunto, proprio in coda. Il bailamme che ancora una volta i tifosi creano dentro e fuori dallo stadio è qualcosa che non ci possiamo permettere. A uno spettacolo già mediocre, unire anche queste brutture non sembra il caso.












