Siamo nell’area pedemontana della provincia di Pordenone, dove Emilio Bulfon è stato un instancabile interprete e un riconosciuto pioniere dei vitigni identitari del territorio. Diplomato in agraria, a metà degli Anni ’60, durante una trasferta di lavoro in questo comprensorio stretto tra Spilimbergo e il centro collinare di San Daniele del Friuli, si è imbattuto in alcuni vigneti rari lasciati all’incuria e avvolti da rovi e sterpi.
Incuriosito, ha chiesto informazioni ai contadini del luogo; sorpreso nel sentire nomi quasi sconosciuti di uve come cianorie, cividin, blanc di san zuan, sciaglin, ucelùt e piculìt neri, ha deciso di approfondire origini e storia dei medesimi. Occorre ricordare che eravamo in un contesto agricolo di sussistenza, dove il fenomeno dell’emigrazione degli uomini nel Dopoguerra è stata una costante per decenni, e perciò la viticoltura aveva perso valore e dignità. Emiliano diventa così un punto di riferimento per i vitigni autoctoni friulani, e anche l’attenzione della stampa e della letteratura enoica su queste tematiche lo vede spesso protagonista, tanto che nell’edizione 2010 di Vinitaly viene insignito del titolo di Benemerito della Viticoltura Italiana.








