"Un americano innamorato dell’Italia", Alec Ross, ok come suo biglietto di presentazione? "Precisando che il mio amore non è solo per la bellezza (che è più di un apparato decorativo). Ma anche per la cultura, il carattere della gente, la diversità e complessità del Bel Paese, dall’Alto Adige alla Basilicata".

Nato in West Virginia nel 1971, americano da quante generazioni? "I miei bisnonni emigrarono dalle montagne d’Abruzzo all’inizio del XX secolo. Il mio caro nonno J. Raymond Di Paolo, che vendeva telefoni porta a porta e lavorava come fornaio, e si affermò fino a coprire un ruolo di alto livello nel governo degli Stati Uniti, incarna perfettamente il Sogno Americano".

Però a lui dedica ora il libro ‘The italian dream. Riprendersi il futuro’ (Feltrinelli), mettendo una croce su ‘American’ in copertina. "Infatti, per gli italiani che sognano un futuro migliore non è più il momento di seguire l’esempio americano, o di qualsiasi altro popolo. Semmai, di stabilire il proprio modello".

Oltretutto, l’America contemporanea non offre esempi edificanti. "Ma proprio Trump vi sta facendo un favore, incoraggiando la vostra autodeterminazione. Come in un divorzio, la ex-colonia deve inventarsi un nuovo percorso, disamericanizzarsi".