di

Marco Bruna

La famiglia, le fonti d'ispirazione politica, i modi «da bullo»: con «Donald Trump. Le origini, i trascorsi, l’oggi, il futuro» il presidente onorario della Fondazione Italia Usa offre una guida per «trovare il miglior modus vivendi possibile» con il presidente americano (e la sua «distruzione creativa»)

Il senso del saggio di Mauro della Porta Raffo è racchiuso in queste righe: «Visto che toccherà subire The Donald fino al 20 gennaio 2029, non sarebbe bene almeno un filo prendere atto della “distruzione creativa” che sta mettendo in atto e trovare il miglior modus vivendi possibile?».

Certo, un breve passaggio non basta a rendere conto di un lavoro molto più ampio – non a caso il volume si intitola «Donald Trump. Le origini, i trascorsi, l’oggi, il futuro» (Arca Edizioni; pp. 264, euro19) – ma serve a munirci dello spirito giusto per affrontarlo. Per entrare nel mondo dell’uomo che «ha riscritto le regole del potere americano» - e che attraverso le sue decisioni influenza anche il corso del nostro destino - il presidente onorario della Fondazione Italia Usa parte da molto lontano, come farebbe qualsiasi storico.Parte dalla vicenda del nonno arrivato dalla Germania nel 1885, uno che «affittava camere, dava da mangiare, offriva donne con cui spassarsela nel retrobottega». Poi, in questa storia che sembra una sceneggiatura cinematografica, fa la sua comparsa il padre Fred, costruttore capace di «tirar su le case spendendo la metà di quello che spendevano gli altri», un uomo avarissimo che girava per i cantieri raccogliendo i chiodi caduti per terra.The Donald parte da qui: la sua voglia di emergere è una lezione che arriva per discendenza paterna. Quando parlava col figlio, scrive l’autore, Fred usa di continuo la parola killer. Gli dice: non bisogna battere l’avversario, bisogna distruggerlo. Trump ha mutuato questa lezione e l’ha portata alla Casa Bianca parecchi decenni dopo: il suo stile e la sua retorica da bullo vengono da lontano.Mauro della Porta Raffo rimette insieme le informazioni sulla biografia dell’attuale presidente americano per condurci in un viaggio che oggi occupa le prime pagine dei giornali di tutto il mondo.L’analisi del giornalista e storico si fonda su cinque punti fermi: il tycoon possiede lo stile populista di Andrew Jackson, il settimo presidente degli Stati Uniti che i nativi americani temevano al punto da ribattezzare «coltello affilato»; la retorica incendiaria del governatore dell’Alabama e candidato alla Casa Bianca George Wallace; l’attacco sistematico agli avversari di Joseph McCarthy, padre del maccartismo; il continuo sospetto verso le istituzioni e la convinzione di essere perseguitato tipici di Nixon; il populismo e il culto della personalità del «Kingfish» Huey Long, governatore della Louisiana e senatore.Una volta inquadrato il tycoon dal punto di vista biografico e politico, c’è spazio per incursioni nel presente e per riferimenti al caso del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, ripercorrendo gli ultimi tumultuosi mesi e immaginando le prospettive future del leader repubblicano. Incursioni anche geografiche: «Per capire l’America, come diceva Indro Montanelli, bisogna parlare con il lattaio dell’Ohio che, fra l’altro, è uno degli Stati che quasi sempre determina la vittoria finale alle presidenziali».Accanto al saggio centrale il lettore trova i contributi di giornalisti, analisti e studiosi. Per esempio «Trump, Putin e il nuovo disordine globale» di Roberto de Mattei, secondo il quale entrambi ancorano la propria azione politica a una memoria storica in cui riconoscersi, in un’epoca di crollo delle illusioni globaliste e di ritorno degli Stati nazionali. Seguono «L’autunno del patriarca» di Antonio Di Bella, «Rinascita o tracollo?» di Marcello Foa e «Quel picconatore di Donald Trump» della giornalista del Corriere Mara Gergolet. E una lettera inviata al direttore del quotidiano di via Solferino, Luciano Fontana.