La Corte d’Appello ha respinto l’impugnazione presentata dalla Procura, confermando l’innocenza di Antonio Caridi. Per i suoi difensori, gli avvocati Valerio Spigarelli e Carlo Morace, il pronunciamento attesta in modo inequivocabile che le accuse, che portarono all’arresto e a una lunga detenzione cautelare, sono e sono sempre state del tutto prive di fondamento. La sentenza, secondo la difesa, scardina definitivamente l’impianto accusatorio alla base del processo Gotha, restituendo dignità e onore a Caridi e alla sua famiglia.

Il duro atto d’accusa contro il “populismo giudiziario”

Nella nota diffusa al termine del processo, i legali esprimono una profonda amarezza per quanto avvenuto nel passato. I difensori sostengono che la vita del parlamentare sia stata “sacrificata alle divinità del populismo giudiziario” da parte dei suoi stessi colleghi, che autorizzarono l’arresto senza avere “nemmeno il tempo materiale di leggere le carte processuali”. Un passaggio che sottolinea una ferita aperta nel rapporto tra giustizia e istituzioni parlamentari.

“Una riabilitazione che non cancella la sofferenza umana“

Nonostante la soddisfazione per la piena assoluzione, i legali tengono a precisare che la giustizia ha compiuto solo una parte del proprio dovere. L’assoluzione non cancella il dolore e la sofferenza umana patiti in oltre due anni di carcerazione cautelare, né è in grado di cancellare la macchia che nella storia parlamentare del Paese questa vicenda ha lasciato. Il caso Caridi rimane, dunque, un monito su quanto sia fragile l’equilibrio tra esigenze investigative e diritti fondamentali della persona.