Si chiude con un’assoluzione totale la drammatica vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto un noto professionista della città dello Stretto. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha infatti scagionato l’avvocato Antonio Marra dalle accuse residue contestate nel maxi-processo “Gotha”, la storica inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia volta a scardinare la presunta cupola invisibile della ’ndrangheta. I giudici di secondo grado hanno cancellato i sospetti pendenti sul penalista, assolvendolo per non aver commesso il fatto in merito a uno dei capi d’accusa e perché il fatto non sussiste per il secondo, certificando in via definitiva l’infondatezza dell’impianto accusatorio.
I numeri del dramma umano e professionale
La decisione della magistratura reggina mette la parola fine a un percorso doloroso, ma non cancella le pesanti conseguenze che hanno segnato la vita del professionista. Il verdetto giunge infatti dopo un decennio e quindici giorni dall’avvio del procedimento, durante il quale l’avvocato Marra ha patito ben 592 giorni di carcerazione preventiva. Un lasso di tempo lunghissimo vissuto all’ombra del sospetto di contiguità mafiosa, che ha spinto il legale e il suo collegio di difesa, composto dagli avvocati Giovanna Beatrice Araniti e Francesco Calabrese, a una profonda e amara riflessione pubblica sui limiti e sui tempi della giustizia nel Paese.











