| 25 Maggio 2026 18:31 |

2 minuti per la lettura

Processo “Grecale” a Catanzaro: tre condanne e sette assoluzioni per gli illeciti nella gestione dei laboratori dell’università.

CATANZARO – Si è chiuso con un bilancio di tre condanne, un patteggiamento e sette assoluzioni il processo con rito abbreviato scaturito dall’inchiesta “Grecale”. L’indagine aveva acceso i riflettori su una serie di illeciti legati alla gestione di due stabulari, i laboratori con cavie vive destinate alle sperimentazioni per progetti di ricerca, situati all’interno dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Il giudice per l’udienza preliminare di Catanzaro, Gilda Danila Romano, ha emesso la sentenza ridisegnando le responsabilità dei protagonisti coinvolti nella vicenda.

La pena più pesante è stata inflitta a Giuseppe Caparello, direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Asp veterinaria di Catanzaro. Caparello è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Il Gup ha tuttavia escluso nei suoi confronti l’accusa di associazione per delinquere. Condannata a 4 anni di reclusione la figlia, Maria Caparello. Secondo l’accusa di corruzione mossa dagli inquirenti, la donna sarebbe stata ammessa illecitamente alla scuola di specializzazione in Farmacologia e Tossicologia clinica proprio in virtù di un rapporto corruttivo intercorso tra il padre e l’ex rettore dell’ateneo. La terza condanna riguarda Emilio Russo, sperimentatore e supervisore delle attività di ricerca nei laboratori, a cui sono stati inflitti 9 mesi e 10 giorni. Ha invece scelto la via del patteggiamento lo sperimentatore Antonio Leo, concordando una pena di 1 anno, 11 mesi e 10 giorni.