Sono state dodici le richieste di condanne per altrettanti imputati, giudicati con rito abbreviato, coinvolti nell’inchiesta “Open Gates”, che mira a far luce sull’esistenza di due distinti gruppi criminali che avrebbero gestito attività illecite all’interno della casa circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro, uno specializzato nello spaccio di stupefacenti, l’altro nello smercio di sim card e telefoni cellulari. Un sistema che avrebbe coinvolto agenti della polizia penitenziaria, oltre a parenti e amici dei detenuti.Non solo. Per la Direzione distrettuale antimafia, nell’istituto penitenziario catanzarese, sarebbero stati ammessi anche dei veri e propri “viaggi fuori porta”, che altro non sarebbero stati altro che evasioni camuffate da permessi.

Le richieste di pena

Il pm della Dda di Catanzaro Veronica Calcagno in veste di sostituto procuratore generale ha chiesto ai giudici della Corte di appello di ribaltare in condanna il verdetto assolutorio emesso il 25 giugno dell’anno scorso, nei confronti di quattro imputati, invocando 13 anni di reclusione per l’assistente capo della Polizia penitenziaria Domenico Sacco, e sei anni di reclusione ciascuno nei confronti del detenuto Francesco Paolo Clemente, di Leonardo Clemente e Rosalia Orlando (rispettivamente figlio e coniuge di Francesco Paolo Clemente). Ha inoltre chiesto 20 anni di reclusione ciascuno per il sovraintendente capo della Polizia penitenziaria Maurizio Corasaniti, che ha incassato in primo grado 8 anni e 2 mesi, per Giada Pino, a cui sono stati inflitti dal gup 4 anni e per Riccardo Gaglianese, condannato in primo grado a 20 anni.