Il decreto accise finanzia il rinnovo dei contratti TPL, ma prende soldi dal fondo per metro e trasporto rapido di massa

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Alle fermate non arrivano decreti, arrivano autobus. Quando arrivano. Ed è per questo che nel decreto carburanti il nodo non sta solo negli 80 milioni messi sul rinnovo dei contratti del trasporto pubblico locale, ma nei soldi tolti al fondo che dovrebbe aiutare città già stanche a far correre metro, tram e linee rapide. Il Governo mette una toppa sul lavoro di chi guida, controlla, manovra e tiene in piedi il servizio ogni giorno. Poi però va a pescare anche nel capitolo che serve a far funzionare meglio quel servizio. Il risultato è la solita scena italiana: una mano sistema il presente, l’altra manda in affanno il futuro.

Nel decreto-legge 22 maggio 2026, n. 89, il Governo mette nero su bianco un incremento di 80 milioni di euro annui dal 2026 per il Fondo nazionale del trasporto pubblico locale, destinato al rinnovo contrattuale del settore. Una misura attesa, perché il trasporto pubblico lo fanno anche persone in carne e ossa: autisti, macchinisti, addetti, turni, stipendi, responsabilità enormi. Il punto arriva qualche riga dopo, nelle coperture finanziarie: il decreto prevede anche una riduzione di 65 milioni nel 2026 e 80 milioni nel 2027 del Fondo unico per il potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa.