Non interrompere mai il tuo nemico quando sta commettendo un errore. Xi Jinping aveva diligentemente interpretato la massima napoleonica al vertice con Donald Trump: nessuna pressione per chiudere il conflitto con l’Iran. E lo ha fatto anche con Vladimir Putin, lasciando che la Russia sprechi in Ucraina il suo futuro.

L’America non è alleata della Cina, Mosca lo è “senza limiti”: anche se quello russo per Pechino è più un vassallaggio che un’amicizia. Le due storiche superpotenze sono i concorrenti delle ambizioni globali di Xi. Terre rare, energie rinnovabili e riarmo: convenzionale e soprattutto nucleare. Dal 2019, la Cina ha triplicato l’arsenale ed entro quattro anni avrà mille testate atomiche, in gran parte strategiche.

Per decreto, il partito aveva stabilito che la Cina si auto-dichiarerà “superpotenza” come Usa e Russia nel 2049, ai cento anni della Repubblica Popolare. Due mesi fa il presidente aveva ribadito di voler “rafforzare ed estendere” la deterrenza strategica cinese. Molto tempo prima ai vertici militari, ora in continua epurazione, aveva ordinato di realizzare un programma di modernizzazione in tre fasi: 2027, 2035 e, appunto, ’49.

Alla fine dell’anno scorso, le testate nucleari nel mondo erano più di 12.300: i paesi con la Bomba sono nove ma il 93% degli arsenali sono russi e americani. La progressiva trasformazione del confronto nucleare da bipolare a tripolare, è la premessa di un pericoloso riarmo.