“Io sono stato contattato, sì, però questi sono, diciamo, affari miei, non sono affari suoi”. È la voce di Marco Perona, docente di Logistica industriale all’Università di Brescia, raggiunto telefonicamente da ilfattoquotidiano.it per rispondere dello scandalo che ha travolto l’Ateneo nel fine settimana. È lui il professore finito nel mirino delle lettere di denuncia redatte dagli studenti, di cui fino a questo momento non era emersa pubblicamente l’identità. Davanti alle accuse, il docente non nega di essere stato interpellato dai vertici dell’università, ma respinge ogni addebito e si difende su tutta la linea affermando di non riconoscersi “minimamente” nella situazione descritta.
Le accuse degli studenti: sguardi, frasi e “potere tossico”
Il caso è deflagrato con la pubblicazione di alcune indiscrezioni su due lettere anonime inviate, a partire dall’11 maggio, al rettore e agli organi accademici da gruppi di universitari ed ex studenti. Le missive puntano il dito contro uno “schema consolidato” di potere tossico in aula, fatto di sguardi insistenti e inopportuni sui seni delle ragazze, battute transfobiche (come la domanda sul “ritorno da un’operazione a Casablanca”) e un generale clima di forte disagio.






