L’attacco verbale di Xi durante il summit potrebbe essere controproducente. La leadership cinese sembra sottovalutare come le proprie azioni stiano trasformando il Giappone in una potenza di sicurezza più assertiva. Tokyo si percepisce sempre meno come attore vincolato dal dopoguerra e sempre più come pilastro strategico dell’Indo-Pacifico, consolidando un nuovo equilibrio asiatico
Pechino pensava di poter sfruttare il desiderio di Donald Trump di stabilizzare i rapporti con la Cina per isolare progressivamente il Giappone. Il risultato, almeno per ora, sembra opposto: Tokyo accelera sulla sicurezza, rafforza le partnership regionali e guarda con crescente preoccupazione sia alla pressione cinese sia all’ambiguità strategica americana.
Secondo un articolo informato dal Financial Times, durante il summit di Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping della scorsa settimana il momento più teso non avrebbe riguardato Taiwan, i dazi o il commercio, ma il Giappone. Xi avrebbe lanciato una dura invettiva contro la premier giapponese, Sanae Takaichi, accusando Tokyo di “rimilitarizzazione” e criticando l’aumento della spesa per la Difesa giapponese. Un episodio che diversi funzionari americani presenti avrebbero descritto come la parte più agitata e intensa dell’intero vertice.









