Non c’è solo l’età anagrafica, quella certificata dal nostro documento di identità. C’è anche l’età biologica, che non necessariamente coincide con gli anni vissuti a partire dalla nascita, ed è influenzata da fattori molteplici: geni, ambiente, e stili di vita concorrono infatti a regolare la velocità con cui invecchiamo. Con il passare del tempo, cellule, tessuti e organi accumulano danni fisiologici che aiutano la ricerca a quantificare l’invecchiamento, prevedere il rischio di malattie, e persino la mortalità. Ma organi diversi invecchiano a ritmi diversi: ciascun organo ha insomma un suo orologio, le cui lancette avanzano più o meno velocemente. Ora uno studio di un team internazionale pubblicato su Nature indica che anche la durata del sonno è un buon indicatore del nostro invecchiamento: dormire poco, o troppo poco, potrebbe far accelerare gli orologi di quasi tutti gli organi e apparati, tra cui cervello, cuore, polmoni e sistema immunitario.

Sonno e orologi biologici

Il team di Junhao Wen, neuroscienziato alla Columbia University di New York e coordinatore dello studio, è in prima linea nello sviluppo di orologi biologici per i diversi organi, tecnica che fornirebbe ai pazienti informazioni più personalizzate sul loro stato di salute. “La domanda – dice Wen – è: possiamo collegare gli orologi biologici ad abitudini e stili di vita su cui intervenire per rallentare l’invecchiamento?”.