Quanti anni hai? È forse la domanda più semplice, la prima alla quale impariamo a rispondere. Basta contare gli anni passati dal momento dalla nostra nascita e il gioco è fatto. Ma se ci interessasse andare più in profondità e capire quanto siamo realmente invecchiati dal giorno in cui abbiamo aperto gli occhi, tutto si complica. Secondo la scienza medica, infatti, sono sempre maggiori le evidenze che l’età anagrafica – quella scritta sulla carta d’identità – racconti solo una parte della nostra storia.
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Gli studiosi della longevità sostengono, al contrario, che ciò che conta davvero è l’età “biologica”, che descrive il reale stato dell’organismo, delle cellule e della nostra salute. La novità è che oggi siamo in grado di misurarla, almeno in parte. Negli ultimi anni, grazie all’epigenetica e ai big data, i ricercatori hanno sviluppato strumenti sempre più precisi per calcolare l’età biologica, che può essere più bassa o più alta rispetto a quella cronologica.
Come distinguere le due età
Ma cosa si intende esattamente per età biologica e come facciamo a distinguerla da quella anagrafica? "Come tutti sappiamo, l’età anagrafica è il numero di minuti, ore, mesi e anni passati dalla nostra nascita”, risponde Morgan Levine, già professoressa alla Yale School of Medicine e oggi Vicepresidente di Altos Lab, start-up californiana fondata nel 2022, che si propone di sviluppare terapie in grado di rallentare il processo di invecchiamento. “Nonostante non esista oggi una definizione condivisa, possiamo pensare all’età biologica come una stima dello stato di usura dell’organismo, a partire da cellule e tessuti. Si calcola utilizzando biomarcatori che riflettono lo stato di salute complessivo: infiammazione, metabolismo, funzione immunitaria, attività genica e altri parametri”.






