di

Carlos Passerini

La parola giusta è una sola: fallimento. E ora tutti sono a rischio, incluso Allegri, che è professionista navigato e conosce le regole del gioco

Sprofondo rossonero. Dal terzo al quinto posto in una notte, l’ultima, la più importante, che valeva cento milioni di euro e un futuro migliore. Povero Diavolo: si fa rimontare da un tenacissimo Cagliari a San Siro, dopo essere addirittura passato in vantaggio dopo nemmeno due minuti con Saelemaekers, buttando così al vento la qualificazione alla prossima Champions. Di Borrelli e Rodriguez le reti dei sardi di Pisacane, che passano con pieno merito e offrono una lezione di serietà. Aveva il destino nelle proprie mani, il Milan. E se l’è lasciato sfuggire. Un flop sportivo e finanziario che arriva da lontano: 5 sconfitte nelle ultime 9 partite, ultima vittoria in casa il 21 marzo. Inconcepibile per una squadra che non ha mai avuto la cilindrata per puntare allo scudetto, ma che da settembre in poi è sempre stata nelle prime quattro posizioni, infilando 24 risultati utili di fila. Tutto svanito, sarà Europa League.

La parola giusta è una sola: fallimento. A pronunciarla era stato lo stesso Cardinale nell’intervista al Corriere della scorsa settimana. E ora tutti sono a rischio, incluso Allegri, che è professionista navigato e conosce le regole del gioco. Gli avevano dato una missione e non l’ha centrata.Il suo contratto è fino al 2027, senza quarto posto non scatterà il prolungamento di un anno. «Andate a lavorare» urlano di rabbia i tifosi, che aggiungono anche un aggettivo severo ma giusto: «Indegni».Quando l’arbitro sancisce la fine, i fischi sono assordanti.E meritati. Perché i numeri inchiodano il Diavolo e chi l’ha gestito alle proprie responsabilità: negli ultimi due mesi è stato un crollo sotto ogni aspetto: atletico, tecnico, mentale. «Meritiamo la posizione finale che abbiamo» ha ammesso Max a fine gara.