Davanti a 75mila tifosi rossoneri il Milan dice addio alla grande Europa. Allegri, Furlani & C, processo per tutti. Cardinale contestato. Saelemaekers gol, poi blackout totale e il Cagliari la ribalta. Disastro economico

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Il Milan è rimasto fuori dalla Champions: incredibile ma vero. È riuscito in una impresa satanica e cioè a farsi eliminare dalla concorrenza nonostante avesse la possibilità di mettere al sicuro l’Europa che conta con un successo sul Cagliari. E dire che la serata tragica comincia nel migliore dei modi a dimostrazione che neanche questa partenza riesce a procurare il risultato inseguito. Il Cagliari, prima impaurito, poi sempre più consapevole dei proprio mezzi, prima pareggia e nella ripresa raddoppia giocando una partita seria e pulita. I tentativi nell’ultima mezz’ora del Milan di risalire la china non sono nemmeno esaltanti. E così i fischi finali sono il timbro al fallimento della stagione cominciata con propositi di quarto posto. Da gennaio il cammino è stato un lento e inesorabile arretramento fino alla resa di ieri. Anche Allegri non si può chiamare fuori.Sembrava tutto troppo facile per il Milan, tutto scontato. Perché al primo assalto arriva il gol che rompe l’attesa e rimette la sfida sul binario ideale. Merito di un lancio, uno dei pochi precisi, di Tomori, toccato da Gimenez per Saelemaekers che irrompe in area e col destro angolato centra il bersaglio. Sembra tutto indirizzato e invece il Milan è capace di complicarsi la vita anche con questa partenza. Perché arretra subito, perché comincia a chiudersi nella sua metà campo e in particolare a mostrare una crepa a centrocampo dove il Cagliari riesce a mettere sotto Fofana, Jashari così avvicinandosi al meritato pareggio. Che poi pesca a metà frazione da angolo: colpo di testa di Mina, Gabbia si perde Borrelli che sotto porta trova la deviazione vincente. L’unica reazione rossonera arriva da un paio di scorribande di Rabiot e dall’apertura di Saelemaekers per Nkunku che il francese non riesce a sfruttare. All’intervallo lo stadio esaurito, sfiduciato, fischia e disapprova.